Sicurezza
Degrado all’ex Bagno Leonardo il Comune prova a nasconderlo
L’immobile abusivo è ora di proprietà pubblica, da anni deve essere demolito Sul fronte spiaggia da questo mese è spuntata una recinzione in pannelli di legno
BIBBONA
Un monumento al degrado e ai vent’anni di battaglia legale e carte bollate che si sono chiusi con la sentenza del Consiglio di Stato che prevedeva la demolizione del Bagno Leonardo. La demolizione delle opere abusive edificate sulla spiaggia di Marina di Bibbona non è mai avvenuta. Il bene è stato acquisito al patrimonio del Comune di Bibbona che però non se ne è mai preso cura.
La struttura è stata realizzata in base a una concessione edilizia del 1988, poi annullata dalla Regione Toscana nel 1990. Richieste di sanatoria respinte dal Comune e una serie di ricorsi al Tribunale amministrativo regionale della Toscana sfociati al Consiglio di Stato. Comune che aveva ordinato la demolizione del manufatto, dichiarando l’acquisizione al patrimonio comunale delle opere abusive e della relativa area di sedime. Il resto è una storia di abbandono. E con l’abbandono del degrado che nel tempo si è fatto spazio in quei locali affacciati sul mare. Dentro c’è un po’ di tutto. I frigoriferi per i gelati dismessi e aggrediti dalla salsedine. Le colonne in cemento armato ormai cadenti. Vi sono state trovate e segnalate perfino bombole del gas abbandonate, insieme a cumuli di rifiuti che con il tempo hanno contribuito a marcare lo sfascio del Bagno Leonardo.
Alla fine di luglio il Comune di Bibbona ha preso atto della necessità di correre ai ripari per nascondere alla vista quello che un tempo è stato il Bagno Leonardo. La recinzione che avrebbe dovuto delimitare l’accesso alla proprietà è stata rimpiazzata con pali e pannelli di legno che impediscono la vista ai bagnanti sul degrado. Nella determina in cui si affidano i lavori, per una spesa di 4.922,14 euro, si sottolinea che la struttura è in più parti deteriorata “dagli agenti atmosferici” ma anche a causa di ripetuti “atti vandalici”. Un degrado a cui è costretto ad assistere da decenni che frequenta il vicino Bagno Venere.
La struttura acquisita al patrimonio pubblico sembra resistere anche alla sentenza del Consiglio di Stato in base alla quale deve essere demolita. E per adesso l’unico obiettivo dichiarato da parte del Comune è di impedirvi l’accesso. Sul caso il capogruppo di Responsabilità civica Massimiliano Rugo ha più volte puntato il dito.
La sua accusa è netta: «Un comportamento doloso quello dell’amministrazione, che ha ottenuto ciò che voleva, ridurre in macerie una delle strutture balneari più belle di Marina di Bibbona al precipuo scopo di creare un alibi, quello di demolirlo e magari ricostruirlo ex novo». Tra l’altro l’esponente dell’opposizione ha più volte fatto riferimento a uno degli ultimi atti della giunta guidata da Fiorella Marini. «Nell’ultimo consiglio comunale guidato dall’allora sindaco Marini nel 2014, venne votata a maggioranza la sua demolizione per il mancato interesse di pubblica necessità». —
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