Il Tirreno

la tragedia 

Amadou, partito da Rosignano morto nell’inferno di Foggia

Alessandra Bernardeschi
Amadou, partito da Rosignano morto nell’inferno di Foggia

Ventenne, era arrivato nel 2016 dalla Guinea Bissau grazie al progetto Sprar Poco più di un mese fa la partenza per lavorare come bracciante 

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Tra le vittime del violento incidente stradale avvenuto sabato scorso nel Foggiano e che ha coinvolto un furgone con a bordo alcuni braccianti, 4 dei quali hanno perso la vita, c’è anche Amadou Balde. Lunedì un altro incidente analogo, in cui sono morti 12 braccianti. Amadou Balde aveva solo 20 anni e fino allo scorso giugno faceva parte del progetto Sprar del comune di Rosignano Marittimo. Lo hanno identificato proprio grazie a quella tessera Arci ancora in suo possesso. Arci, perché la gestione del progetto Sprar, Bassa val di Cecina, fa capo a questa associazione. «Era giunto a Rosignano circa due anni fa - dice il vicesindaco Daniele Donati - e veniva dalla Guinea Bissau». Un Paese la cui storia è da sempre tracciata da colpi di Stato, guerre, corruzione e povertà. Questo uno dei motivi per cui Amadou Balde era rientrato nel progetto Sprar. «Un progetto - spiega Donati - per i richiedenti asilo e rifugiati. Un programma specifico, finanziato dal ministero degli Interni, diverso dalla prima accoglienza, del quale il Comune di Rosignano Marittimo è capofila. Un progetto che si occupa di integrare queste persone che scappano dalla guerra attraverso programmi di formazione sia scolastica che professionale». E Amadou Balde, fino a giugno, un ragazzo che viene descritto come molto sensibile, educato e disponibile, aveva seguito alla lettera il programma gestito dall’Arci e dal Comune. «Dopo il percorso portato avanti gli avevamo proposto un tirocinio formativo in un’azienda di pulizie industriali- spiega il vicesindaco Daniele Donati - poi ha ricevuto una telefonata da parte di un amico che lui ha ritenuto più allettante, ossia quella di andare a lavorare nelle campagne foggiane». Più volte, racconta Donati, i vari responsabili dello Sprar hanno cercato di farlo desistere. «Era stato messo a conoscenza dei rischi a cui andava incontro - scrive il Comune di Rosignano nella risposta inviata al servizio centrale Sprar - sapevamo che sarebbe potuto cadere nelle mani del caporalato e di condizioni di lavoro irregolari e disumane. Non ci siamo riusciti, ha deciso di partire e lì ha trovato la morte». Forse ad attrarlo qualche promessa, forse un lavoro con un contratto e un guadagno sicuro. Forse si è fidato di qualcuno. Fatto sta che Amadau Balde a giugno ha deciso di uscire dal programma e di partire e proprio in quelle strade che attraversano le campagne foggiane ha perso la vita. Chi ha conosciuto questo ragazzo scappato dal suo Paese alla ricerca di un mondo migliore si dice «colpito da ciò che è accaduto». Perché due anni sono fatti di storie, di legami affettivi, soprattutto per gli operatori che hanno seguito Amadou nel suo percorso di vita. Di fronte a tutto ciò «non possiamo che riconfermare ancora più saldamente - si legge nella nota inviata dal Comune al Servizio Centrale - i nostri valori che fin dal 2001 ci hanno portato ad aderire al progetto Sprar. La nostra scelta è sempre stata quella dell’accoglienza e dell’integrazione. Continueremo con forza, ora più di prima, a parlare con questi ragazzi, a stargli vicino, ad offrigli mezzi e strumenti di interazione». Perché l’immigrazione non può diventare sinonimo di sfruttamento. —



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