«Dopo 5 anni restano ancora tanti perché sulla tua morte: la parola fine è lontana»
lettera al figlio«4 agosto 2018. Caro Cesare, sono passati 5 anni. Cinque lunghissimi anni. In questo lustro sul tuo incidente abbiamo sentito dire di tutto. La procura ha definitivamente chiuso il...
lettera al figlio
«4 agosto 2018. Caro Cesare, sono passati 5 anni. Cinque lunghissimi anni. In questo lustro sul tuo incidente abbiamo sentito dire di tutto. La procura ha definitivamente chiuso il caso. Abbiamo perso la nostra battaglia. Non c’è nessuna verità». I genitori di Cesare Meini, il ragazzino di Ponsacco morto il 4 agosto di 5 anni fa in un incidente stradale a Castiglioncello, scrivono una lettera rivolta al loro figlio, rinnovando la loro ferma intenzione di proseguire la battaglia legale per ottenere giustizia. «La farsa del processo: domande prestabilite con risposte già imparate a memoria portate da casa, particolari puntigliosamente descritti (“abbiamo pranzato e ho bevuto solo acqua”). La dinamica relegata nella nebbia del ricordo… “al momento dell’incidente ho visto come un’ombra provenire dalla mia destra ed ho sentito l’urto, non mi ricordo altro. Presumibilmente usciva da via...”. In 5 anni non ci siamo schiodati da questo “presumibilmente”. Quante domande restano senza risposta! I perché che tutte le notti riecheggiano nella testa, che ti svegliano e ti fanno sobbalzare con lo stridio di lamiere contorte, di un casco che vola, di una testa che sbatte in un muro, di una vita che si consuma dopo poco le 15, a 14 anni e mezzo, su un rettilineo di circa un chilometro, con limite di 50 (ora portato a 30) in prossimità di un incrocio e di un passaggio pedonale e soprattutto dove non c’era nessuno. Solo un’auto e un motorino, il tuo. Nessuno ha visto. Sul posto due della polizia municipale, un ragazzotto a tempo determinato che intervistato non ricorda altro che era stato messo a dirigere il traffico e l’altro, da poco rientrato in servizio dopo una lunga malattia, che prendeva i rilievi affiancato dal trasportato dell’auto coinvolta (era «a tutelare i suoi interessi», come ha dichiarato al processo)». I genitori di Cesare rinnovano le accuse già rivolte alla polizia municipale di Rosignano. «Il vigile anziano - dicono - aveva scritto «trattasi di scontro frontale fra veicoli» con un disegno approssimativo del luogo e con le segnalazioni dei frammenti disseminati lungo la strada, le misure della sede stradale e le posizioni dei veicoli in stato di quiete. Poi la dinamica è cambiata. Inoltre, sul punto di collisione postumo, dalle foto si evince che c’era parcheggiata proprio l’auto della Polizia municipale. Ma al Procuratore tanto bastava che il 22 settembre richiedeva l’archiviazione. Caso archiviato il 23 settembre 2013 (con agosto nel mezzo un tempo da primato!) e da lì è partita la nostra battaglia conclusasi come la precedente: caso archiviato».
Restano «molti perché; ma non sono “prove al di sopra di ogni ragionevole dubbio”. I più banali “perché” sono: perché non è stato fatto l’esame tossicologico alla signora mentre a te sì? (negativo); che calzature indossava (ciabatte?); e perché è stata allontanata e non è più ritornata sul luogo dell’incidente mentre il marito ha preso parte attiva ai rilievi? Perché non è stata visionata l’attività dei cellulari: telefonate e messaggi ricevuti ed inviati? Perché è stato urgente fare la denuncia in data 5 agosto 2013 con precisi riferimenti da parte della signora che conduceva l’auto alla dinamica del sinistro, mentre quando è stata interrogata a giugno 2014, la stessa persona non è stata altrettanto chiara e decisa? Perché ti hanno disegnato un tragitto che non dovevi fare? Perché in via Sernesi non c’è una persona che dichiara di aver visto/sentito passare un motorino? Dopo 5 anni è difficile scriverti tutto quello che è successo in una lettera, ma è facile intuire che siamo lontani dalla parola “fine”. Ciao Cesare». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
