Il Tirreno

il caso 

Svastiche sul portone di scuola lo sdegno di Alessio Pizzech

Svastiche sul portone di scuola lo sdegno di Alessio Pizzech

Il regista è rimasto esterrefatto per l’accaduto e chiama a raccolta la comunità «Sono indignato. Si apre una nuova Resistenza morale, dobbiamo dire No»

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ROSIGNANO. «Decido di scrivere queste mia righe per esprimere pubblicamente la mia indignazione. Sono segni di una decadenza valoriale, di un’incapacità di comprendere il senso profondo del nostro agire civile e comunitario che sta arrivando anche in questa civile provincia». Dà sfogo a tutto il suo sdegno e alla sua preoccupazione Alessio Pizzech, regista teatrale di Rosignano che è ormai noto in tutto il mondo. Non ci sta a lasciar passare quel che è successo alcun i giorni fa a Vada, quando sul portone delle scuole elementari Novaro sono state disegnate due svastiche e sul muro è comparsa una scritta razzista.

«Scrivo perché questi non sono solo fatti di cronaca - fa sapere - ma elementi di allarme che ci debbono porre domande profonde su dove sta andando il nostro paese, dove stiamo dirigendo i nostri sforzi perché il passato non sia solo un ingombro ma un insieme di conoscenze che ci aiutino ad affrontare la complessità del presente». Pizzech, esterrefatto davanti a quanto successo a Vada, lancia un appello a tutta la comunità. «Se non rimettiamo al centro la conoscenza, la cultura, l’educazione alla bellezza - scrive -, se cediamo il passo all’effimero, all’occasionale, all’immagine per la sostanza, se pensiamo solo al presente, ecco i frutti. Atti di vandalismo, stupide e offensive azioni come quella compiuta a Vada, raccontano di una deriva che dobbiamo fermare. Donne e uomini di buona volontà nei partiti politici, padri e madri, insegnanti nelle scuole, tutti siamo chiamati ad un dovere etico: il diritto al futuro».

Poi il ricordo di figure storiche fondamentali per il sentire civico della zona. «Il nostro - prosegue Pizzech - è stato il territorio animato da voci illuminate, intelligenti che hanno tramandato di generazione in generazione un sistema di riferimenti culturali: Dino Lessi, Demiro Marchi, Beppe Danesin per citare solo alcuni, hanno agito in una prospettiva di futuro. La mia generazione ha subito invece un furto: ci hanno rubato le speranze, i sogni e combattiamo giorno dopo giorno perché la passione non muoia». Pizzech sottolinea che «si apre una nuova Resistenza morale in cui dobbiamo dire No!! A questo che fai, a questo che dici io rispondo No! Il mio Sì è figlio di altri valori, trasmessi dai padri dei padri, dalle donne, dalle madri delle madri...il mio Sì trae linfa e forza dai morti seminati nei campi di sterminio, nelle vicende di Sebrenica, nelle strade di Aleppo, nei deserti dell’Africa Subsahariana, nelle Favelas. Io sto con coloro che soffrono, io sto con coloro che cercano la mia umanità e che mi fanno sentire incapace di donarla». Secondo il regista «la scuola, i teatri apriamoli al confronto, al dibattito lavoriamo per una città dell’Utopia, per un destino che ci veda insieme come comunità smarrita talora ma pur sempre comunità. Abbiamo biblioteche, musei che si aprono, luoghi delle collettività che pulsano di vita, un tessuto di associazioni e di imprese sano; lavoriamo assieme per dare ai nostri figli una qualità del vivere, cerchiamo valori che uniscano e che superino l’egoismo».

Le svastiche sulla porta di una scuola, conclude Pizzech, «raccontano qualcosa di tragico che sta avvenendo nella parte più oscura della società. Essere disattenti significa essere colpevoli, il silenzio di oggi potremmo pagarlo caro! Apriamo gli occhi, ascoltiamo ciò che sta accadendo e troviamo percorsi che siano dialogo tra la vita pubblica e quella personale». —

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