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Vivere di poesia, dalla casa di Pascoli agli indiani Miwok. «Vi racconto i colori» - Video
Intervista a Laura Bertolini. "Ha cominciato a scrivere quando aveva 8 anni e non ha più smesso"
CECINA. Si può vivere di poesia. Parola di Laura Bertolini. E Laura di parole se ne intende. Ha cominciato a scrivere quando aveva 8 anni e non ha più smesso. Adesso, che di anni ne ha 40, abita a Davis in California, è sposata e ha una figlia di 5, la poesia è la sua vita e la sua professione. Molti libri e premi all’attivo, in Italia e negli Stati Uniti, decine di letture pubbliche, tanti progetti. E una passione che dilaga dagli occhi, dalla voce. «Io sono un poeta, non faccio il poeta», chiarisce. Ed è una differenza importante.
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La incontriamo nella “sua” Cecina, dove trascorre l’estate, seduta davanti a una bibita e al suo ultimo libro: “I colori dentro”.
Cominciamo dal principio, quando Laura ha scoperto di essere poeta...
«Ho cominciato a scrivere poesie a 8 anni, grazie alla mia maestra Lucia Nannini. Frequentavo le elementari Guerrazzi quando scoprii di soffrire di discalculia (incapacità di riconoscere i numeri, ndr) e lei mi rassicurò, dicendomi che a me la matematica e i numeri non sarebbero serviti. A 10 anni ho vinto il primo premio letterario, il Castellani della Casa Maffi».
C’è una storia su di lei che riguarda Pascoli e la nonna garfagnina.
«Pascoli è uno dei miei poeti preferiti, il primo che ho incontrato. Ed è una storia di spiriti. Da bambina andavo da mia nonna in Garfagnana. Fu lei che mi portò a Casa Pascoli, quando ancora non era una meta turistica. Sola in una stanza, sentìì la presenza del poeta che mi diceva: “Tu devi scrivere”. Brividi».
Le sue letture, gli autori, gli studi: si parte da Cecina e si arriva in California.
«Il Piccolo principe è tra i miei preferiti, l’ho letto la prima volta a 7 anni e l’ho riletto tante altre volte. E ogni volta trovo sempre qulcosa di nuovo: il passo della rosa quando ti innamori, la volpe se hai una delusione dagli amici... I miei autori preferiti restano i classici: Pascoli, Carducci, Leopardi, Baudelaire. Poi ho scoperto le donne: la Szymborska del verso libero, Alda Merini, “rinchiusa pazza, liberata saggia”, che ho capito subito perché ha tante affinità con mia nonna. E poi Roberto Vecchioni, che per me è un poeta».
Che ruolo ha il teatro nella sua arte?
«Dopo le magistrali mi sono occupata di teatro, ho lavorato molto su Brecht. Una delle sue ultime compagne mi voleva in Germania per fare Santa Giovanna dei Macelli, ma ho rinunciato. Ed ho avuto la prima forte crisi. Dopo mi sono iscritta all’università: avrei scelto Lettere, ma per seguire chi mi diceva di trovare un mestiere ho fatto Scienze sociali. Ho fatto anche altri lavori: la barista, la pizzaiola. Finché non ho creduto che la poesia era la mia vita. Nella mia famiglia il lavoro, il salario erano importanti: mio padre faceva l’operaio, mia madre la casalinga e si prendeva cura degli anziani. Io sono diversa, ma entrambi mi hanno insegnato il valore per la giustizia, l’empatia».
Cos’è la poesia?
«La poesia mi cerca, mi trova. È tanto studio, è stata la mia salvezza. Mi sveglio di notte con le parole in gola e scrivo dove capita. La poeia è tecnica, che si impara solo leggendo e studiando, prima capisci di pancia, poi senti altro. La poesia è la voce che ho dentro, è la ceralacca che consacra le cose».
E cos’è l’America?
«Mio marito (Roberto Proietti, di Rosignano, ndr) è un musicista metal ma anche ricercatore di fibre ottiche. Dieci anni fa, dopo uno stage, fu chiamato dall’università di Davis. Pensavamo di rimanere un anno, sennò non sarei mai partita. Casa per me è qui, al mare. Vorrei tornare a Cecina, anche se quando ci vivevo mi stava stretta: ero considerata strana perché andavo a vedere i girasoli al Paduletto! Ma a Davis è nata mia figlia Linda, lei è americana. Ha voluto imparare a leggere per leggere le mie poesie. È un’artista, dipinge da quando aveva 2 anni, si metteva addosso i colori. È da lei che ho preso ispirazione per “I colori dentro”. E a Sacramento ho incontrato gli indiani Miwok che mi hanno adottato, sono una di loro».
Di premi ne ha vinti tanti, in Italia e in America, dove Amazon distribuisce i libri di Laura Bertolini in tutto il mondo. Adesso è in concorso al premio Pascoli, e sta per pubblicare un nuovo libro di poesie per la casa editrice pisana Mds. Libro di carta, perché Laura odia gli e-book. «Ho rifiutato tante proposte editoriali - dice - perché la poesia è un’opera d’arte e non voglio pagare per pubblicare. Per questo ho preferito autoprodurmi». Negli Stati Uniti ha cominciato a leggere in pubblico dopo che una sua poesia ("Sto per lasciare tutto") ha vinto in un contest, è stata tradotta in inglese ed è stata pubblicata in un’antologia per Davis (Sacramento Poetry Center). «A Berkely ho conosciuto una designer fantastica che mi ha insegnato l’inglese - racconta - e mi ha inserito sul circuito Amazon americano».Anche in Italia il ruolo degli amici è fondamentale. «La copertina di "I colori dentro" ha la foto di Lorenzo Lessi - dice Laura - lui è bravissimo, mi vede l’anima. Silvia Trovato mi accompagna nei reading, il professor Tiziano Arrigoni mi aiuta a studiare, a capire tante cose». Ha inciso un disco con un giovane musicista, David Salvadori.In questo periodo sta trascorrendo le vacanze con la figlia dai genitori, a Cecina, e organizza letture in pubblico. «Vado dove mi chiamano, posti selezionati che conosco. Ed ho un seguito: le persone vengono, si emozionano, tornano. Vengono anche i bambini. Nei miei reading succedono cose strane: a volte cadono libri, sis entono voci. Suggestioni». Poesia. --
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