Sicurezza
«La sentenza europea? È rimasta lettera morta»
L’avvocata Anna Maria Mazzarri sulle vicende della comunità degli orrori «Dopo la condanna dello Stato italiano i ragazzi dovevano uscire dalla comunità»
Rosignano
La scarcerazione di Rodolfo Fiesoli, “l’Orco del Forteto”, dopo pochi mesi di carcere, riapre una ferita ancora aperta: quella delle violenze sui minori ospiti della comunità del Mugello da anni al centro di un complicato processo per abusi sessuali e psicologici. La Cassazione ha accolto il ricorso di Fiesoli poiché il verdetto del 22 dicembre 2017, che lo condannava a scontare 14 anni e 8 mesi, non è da considerarsi definitivo: ci sono annullamenti di alcune parti che fanno di Fiesoli ancora un imputato e quindi può aspettare fuori i futuri giudizi.
L’avvocata rosignanese Anna Maria Mazzarri è stata l’artefice di una sentenza “di scuola” della Corte europea che ha dato il via, 10 anni dopo, all’inchiesta sulla comunità e cooperativa diretta dal Fiesoli .
Era il 13 luglio del 2000: la Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo si pronunciò sul caso Scozzari-Giunta, una madre a cui erano stati tolti i due figli e avviati al Forteto, dove non riusciva più a vederli. Dopo aver cozzato contro un muro di gomma, la donna, attraverso l’avvocata Mazzarri di Rosignano, presentò un’istanza alla Corte europea. Parlò di plagio verso i suoi figli ma avanzò accuse anche molto più pesanti: di abusi sessuali e e psicologici avvenuti all’interno della comunità. Casi accertati, 17 anni dopo, nel processo al Fiesoli, capo della struttura, e all’”ideologo” della comunità Luigi Goffredi. La Corte condannò l’Italia al pagamento di una multa di 200 milioni di lire come risarcimento per i danni subiti dai due ragazzi, ordinando che venissero tolti dal Forteto.
«Un’ordinanza rimasta sempre lettera morta - dice oggi l’avvocata Mazzarri -: purtroppo il pronunciamento della Corte non ha trovato esecuzione, poiché lo Stato italiano ha fatto ostruzionismo». Risultato? «I ragazzi sono rimasti dentro la comunità, e al Forteto i giudici hanno continuato a inserire minori tolti alle famiglie». Il Comitato dei ministri d’Europa - spiega la legale rosignanese - «che controlla l’esecuzione delle sentenze della Corte di Strasburgo ha eseguito controlli fino al 2008 e avrebbe voluto che i ragazzi fossero spostati dal Forteto: fecero addirittura un’ispezione, accompagnati da rappresentanti dello Stato italiano e della Regione Toscana che gli mostrarono invece quanto fosse meraviglioso l’ambiente e quindi si convinsero di lasciarli dov’erano».
«Nel processo che si è chiuso nel dicembre scorso con la condanna di Fiesoli - aggiunge Mazzarri - si conferma la situazione che avevamo già descritto, di violenze ed abusi. Purtroppo la sentenza è stata avversata in ogni modo, nel pieno disinteresse di tutta l’Europa. Nella vicenda del Forteto c’è una sorta di resistenza trasversale. Questa comunità ha goduto nel tempo di grandi appoggi, anche politici. Una cosa che mi meraviglia è che in tante udienze delle commissioni regionali, io non sono mai stata sentita. Eppure conosco la storia processuale dall’inizio. Mi chiedo se davvero si vuole conoscere la verità». —
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