Il Tirreno

castagNeto: lo scontro 

«La casetta al Forte va bene, le baracche dei nobili invece no»

«La casetta al Forte va bene, le baracche dei nobili invece no»

Gragnoli attacca la sindaca Scarpellini e la giunta  anche sui parcheggi al Seggio e la “casa del pescatore”  

2 MINUTI DI LETTURA





CASTAGNETO. Un paradiso terrestre, Castagneto, “catapultato” nell’inferno dantesco a causa delle scelte («peccati capitali») della giunta Scarpellini e del Pd. È la metafora usata dal consigliere del gruppo di minoranza “Insieme per Castagneto” Benito Gragnoli nel suo attacco alla maggioranza. Gragnoli cita 4 casi. «Il 2 luglio - ricorda - l’assessore al Sociale Catia Mottola ha dichiarato di aver fatto installare, a ridosso delle dune e in prossimità del Forte, una casetta di legno adibita a ricovero per ombrelloni, sedie e quant’altro. A disposizione degli anziani dell’Auser. Finalità encomiabile. Ma la casetta in questione è completamente “abusiva”. E la vicenda è incredibile perché solo qualche mese fa la stessa amministrazione Scarpellini ha ordinato la demolizione delle baracche “abusive” in legno da decenni presenti lungo la spiaggia a nord del Seggio ed utilizzate da alcune benestanti famiglie del luogo. Evidentemente per la sindaca Pd le regole non valgono per tutti». La seconda vicenda che indica Gragnoli è la mancata richiesta da parte del Comune di Castagneto, unico nella provincia, di accedere ai finanziamenti a fondo perduto per «la sicurezza dei cittadini, con l’installazione di sistemi di videosorveglianza».

Il terzo episodio concerne l’assegnazione dei “permessi di transito” per il parcheggio al Seggio. «Il Comune ha assegnato alla locale sede Arci pesca decine e decine di permessi; si contano, invece, sulle dita di una mano quelli andati agli stabilimenti balneari della zona». L’ultima vicenda riguarda, infine, «la cosiddetta “casetta del pescatore” che sorge sull’arenile nelle immediate vicinanze del Forte. Recentemente la struttura è passata in concessione a una ditta individuale di Piombino, la quale ha come oggetto sociale “l’esercizio della pesca in acque marine”. Ma appena entrata in possesso della casetta, la ditta ha richiesto al Comune l’autorizzazione per la commercializzazione di alimenti e bevande. Perché mai un pescatore di Piombino dovrebbe d’improvviso darsi alla vendita di beni alimentari sulla spiaggia di Castagneto? A chi interessa il cambio di destinazione del bene? La vicenda si inserisce in un più ampio quadro di compravendite avvenute pochi mesi prima dell’inizio delle discussioni in commissione circa il nuovo piano operativo. Di cui le opposizioni hanno ricevuto i fascicoli solo il 17 giugno». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini