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accoglienza 

Corso per migranti «Imparano a nuotare per vincere le paure»

Manolo Morandini
Corso per migranti «Imparano a nuotare per vincere le paure»

Tredici ragazzi coinvolti nel progetto Oxfam ed Efesto «La maggior parte di loro non si è mai approcciata al mare»

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cecina. Sulla spiaggia della Mazzanta. E poi in acqua. S’impara a nuotare ma è un pretesto per ritrovare un equilibrio nella propria vita. Misurarsi con l’acqua per superare disturbi da stress post traumatico, depressione, ansia. «Sono i traumi tipici di chi sbarca sulle nostre coste», dicono gli operatori Oxfam. Da più di due anni la cooperativa è presente a Cecina e Rosignano con 2 progetti di accoglienza per richiedenti asilo. Uno di prima accoglienza tramite la Prefettura di Livorno per 22 ospiti suddivisi in tre appartamenti e l’altro per minori non accompagnati in collaborazione con la Società della salute della Bassa Val di Cecina che ospita 12 ragazzi in due strutture.

«Il corso di nuoto lo abbiamo pensato in collaborazione con l’associazione Efesto per cercare di far superare il trauma del viaggio in mare e perché la maggior parte dei richiedenti asilo non si è mai approcciata al mare – dicono gli operatori Oxfam –. Abbiamo ritenuto importante impostare un corso insieme a Efesto per superare questa paura e perché anche loro si occupano di diversità». Il primo corso prevede sei incontri e la partecipazione di 13 ragazzi. Si svolge al mare, in zona Mazzanta.

«Accompagniamo i richiedenti asilo verso l’autonomia e l’integrazione sul territorio, promuovendone l’inclusione e coinvolgendo la comunità locale, sul modello dell’accoglienza diffusa promosso dalla Regione». Le storie raccolte dai volontari Oxfam sono simili l’una all’altra. «I migranti arrivano in Italia dopo aver lasciato casa, per motivazioni che facciamo fatica a immaginare. Attraversano il deserto. E arrivano dopo aver subito e avere assistito a ripetute violenze fisiche e psicologiche, alla privazione di diritti fondamentali, dopo aver viaggiato in un gommone ed esserne sopravvissuti». Tra le conseguenze «segni di disturbo da stress post-traumatico, termine che indica un vasto insieme di sintomi tra cui la “colpa del sopravvissuto” e stati dissociativi». A tal proposito «abbiamo attivato anche dei percorsi psicologici ma soprattutto ci siamo resi conto che era necessario impiegare il tempo in accoglienza con una certa progettualità». —

Manolo Morandini.

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