Lutto
Ricordando il paese liberato domani le celebrazioni
CASTAGNETO CARDUCCI. Un boato. Sordo. Il 26 giugno del 1944 il sole è già tramontato quando i tedeschi fanno scattare l’innesco delle mine. A saltare in aria è Villa Donoratico. Abbandonano il...
CASTAGNETO CARDUCCI. Un boato. Sordo. Il 26 giugno del 1944 il sole è già tramontato quando i tedeschi fanno scattare l’innesco delle mine. A saltare in aria è Villa Donoratico. Abbandonano il quartier generale. Ed è il segno che gli occupanti si stanno ritirando. La liberazione di Castagneto Carducci avvenne la sera del 27 giugno. E domani la comunità festeggerà il 74º anniversario della Liberazione ritrovandosi al Palazzo comunale per la deposizione della corona di alloro alla lapide ai caduti.
A seguire le celebrazioni proseguono con la sfilata della Filarmonica comunale per le vie del paese fino al giardino della scuola di Castagneto e deposizione di un mazzo di fiori al cippo. E da qui fino al Parco della rimembranza per la deposizione di un mazzo di fiori alla lapide ai caduti. Ed è in questa cornice che si terrà lo spettacolo “Srebrenica, una storia di assedio”, di e con Roberta Bagiarelli con la supervisione di Luca Rastello, collaborazione alla drammaturgia Giovanna Giovannozzi e Simona Gonella, quest’ultima firma anche la regia.
“Il paese venne liberato dagli ultimi Ss per l’esclusiva opera di un nucleo di partigiani, i quali ebbero un caduto; i tedeschi non ebbero così tempo di esercitare la loro malvagità e la loro mania di distruzione, poiché vennero presi di sorpresa e lasciarono parecchi morti sul terreno. La fornitura di viveri alla popolazione non ebbe interruzioni, l’ordine più assoluto regnò in paese”, si legge nella Relazione dell’attività del Comitato di liberazione nazionale di Castagneto Carducci, firmata dal presidente Tullio Corsi e custodita all’Archivio di Stato di Livorno.
A ricordo dell’anniversario della Liberazione, l’amministrazione comunale ha scelto come testimonianza la rappresentazione di un eccidio, quello di Srebrenica avvenuto in epoca più recente per significare che la crudeltà umana non ha tempo e che sempre dobbiamo far vivere la memoria per non dimenticare. Era il 13 luglio 1995, e Nedžad si trovava in un campo d’esecuzione vicino Srebrenica. In quell’estate oltre 8. 000 musulmani bosniaci furono uccisi dalle truppe guidate dal generale Ratko Mladić, tra l’indifferenza delle truppe olandesi delle Nazioni Unite, che avrebbero dovuto proteggerli. Inizia da qui la storia dell’eccidio. Una storia come monito al valore di custodire e fare memoria di ciò che è stato.
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