Sicurezza
Salta la nomina di Imbroglia presidente
Cecina, al consiglio comunale manca il numero legale, le opposizioni compatte contestano la maggioranza e lasciano l’aula
CECINA. Tutto sbagliato. Tutto da rifare. Servono le parole del campione del ciclismo Gino Bartali per spiegare quanto accaduto nel consiglio comunale di Cecina del 18 giugno. Tutto si consuma in 8 minuti, poco prima delle ore 22, senza neppure che la seduta abbia inizio. Le opposizioni si alzano contestando il candidato in pectore Nicola Imbroglia, proposto dal Pd e da Massimo Gentili di Ispirazione Dem per la carica di presidente del consiglio comunale, ex capogruppo dei Democratici e consigliere provinciale. A lui stando alle indicazioni sarebbe dovuta andare la carica occupata da Luigi Valori, che si è dimesso dal consiglio alla fine di maggio, per mantenere nell’alveo della maggioranza la carica.
Non c’è il numero legale. La maggioranza non ha i numeri. il consigliere Edoardo Battini è assente per motivi di lavoro. E non si può fare neppure la surroga di Valori con Beatrice Bensi. I gruppi di opposizione si ritrovano compatti sull’Aventino. L’unico assente è Lorenzo Gasperini di Cecina insieme. Il nome di Imbroglia non piace e ancor prima di iniziare è il capogruppo di Forza Italia Paolo Barabino a parlare a nome delle opposizioni: «Non ci sembra che sia la persona più indicata a occupare quel ruolo istituzionale con la terzietà e il distacco che invece è richiesto». E tutti compatti lasciano l’aula. L’ultima ad alzarsi è la capogruppo dei 5 Stelle Rosanna Farinetti, che presiede la seduta in qualità di vicepresidente del consiglio. Lasciano i banchi del consiglio anche Pamela Tovani (cecina civica) e Fabio Stefanini (Per Cecina), con i consiglieri di Forza Italia Antonino Vecchio e Paolo Pistillo.
Alla presidenza viene chiamato il consigliere anziano Francesco Gori (Pd). Si fa l’appello e manca un consigliere perché la seduta sia valida. A quel punto a replicare è il sindaco Samuele Lippi: «È la prima volta che un presidente del consiglio fa parlare fuori programma un consigliere comunale ancora prima delle comunicazione del sindaco». Rivendica il mancato rispetto di un accordo istituzionale: Il presidente del consiglio alla maggioranza, il suo vice alle opposizioni a cui sono state assegnate anche tre presidenze di commissioni. E il mattino successivo rincara: «Ieri sera la minoranza abbandonando l’aula consiliare ancora prima dell’inizio della seduta ha impedito inspiegabilmente quello che è un atto formale e dovuto come la surroga di un consigliere comunale, cosa di cui questa mattina ho informato anche il Prefetto di Livorno».
Le ragioni della protesta le opposizioni le affidano a una nota congiunta. Si contesta il metodo «utilizzato dalla maggioranza Pd nella individuazione del candidato a ricoprire il ruolo di presidente del consiglio». Parlano di «segnale di scarsa considerazione» e di «mancanza di senso delle istituzioni» per non averle in alcun modo coinvolto preventivamente nella discussione a riguardo». E prosegue la nota: «Far venire meno il numero legale per la validità della seduta è l’unica modalità per rendere chiaro e forte il nostro unanime dissenso».
Il sindaco prova a gettare acqua sul fuoco delle polemiche. «L’auspicio è che si possa riaprire un dialogo con le minoranze, nel rispetto delle istituzioni e dei cittadini prima di tutto, in modo da consentire il normale prosieguo della legislatura e dell’azione amministrativa. Tra meno di un anno ci saranno le elezioni: fino a quel momento mi auguro che sia possibile continuare il giusto dibattito democratico interno alle istituzioni». Del resto anche le opposizioni sottolineano: «Saremo, come sempre, responsabili nel portare avanti la nostra opposizione, con critica e proposizione, l’auspicio per Cecina è che anche la maggioranza inizi a essere altrettanto responsabile e capisca che cosa sia, anche in politica, l’arte del contraddittorio».
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