Attenzione
Settant’anni da prete l’abbraccio a don Reno dei suoi parrocchiani
Cecina, 94 anni a marzo, il sacerdote scherza con i numeri «Dal 27 giugno 1948 ho già celebrato 25.550 messe»
CECINA . «Chiedo la pace di Cristo per le famiglie, le nazioni e i popoli di tutto il mondo». Don Reno Pisaneschi festeggia i settant’anni di sacerdozio in un Duomo pieno di cittadini affezionati e pronti ad abbracciarlo, riconoscendone con gli applausi la profondità d’animo e lo spirito di servizio che dal 1948 lo hanno spinto a sostenere la causa dei più deboli.
Ex cappellano all’ospedale di Cecina, per cui ancora si batte, ha pianto al momento in cui don Elio Pruneti e don Marco Fabbri gli hanno consegnato un mazzo di fiori e una targa in argento. Non è stata una domenica come le altre, perché «l’uomo piccolo dall’animo grande», come ha detto con affetto don Marco, non ha recitato il Padre Nostro, ma il Babbo Nostro, perché «questa parola ha per noi toscani un significato enorme», stringendo al cuore i parrocchiani che lo hanno sempre incoraggiato, ricevendo in cambio preziosi consigli, frutto del buonsenso e dalla capacità non comune di parlare alla gente.
Al momento in cui don Reno ha preso la parola ha lasciato tutti in silenzio: «Dal 27 giugno 1948 ho celebrato 25.550 messe, e 4.380 Comunioni in dodici anni di seminario: il totale è di 29.930. Ringrazio il Signore per le tantissime occasioni di bene che mi ha dato, in particolare per i 33 anni di teologia incarnata nelle sofferenze degli ammalati in ospedale a Cecina: uno studio continuo senza libri ma solo con le fasce, le padelle e i guanciali da sistemare e spesso altri numerosi e particolari aiuti».
Don Elio Pruneti ha ricordato di averci vissuto vicino 55 anni, sviluppando a partire dal 1963 due storie parallele tra il nosocomio e l’oratorio, dove «abbiamo cercato la nostra realizzazione di uomini e preti anche con l’Azione cattolica e gli incontri occasionali, parlando pure a gerarchie e poteri forti: tutte battaglie perse. Con l’onore, però, di averle combattute prima che arrivasse papa Francesco. Auguri, caro amico mio di storia e di strada».
Dopo gli altri interventi, l’assessore Giovanni Salvini ha donato l’Omino di ferro, il simbolo della città, realizzato in terracotta dalla fabbrica Bitossi. «È un onore rappresentare l’amministrazione e quelle che mi hanno preceduto vedendo nel tempo cosa hai fatto per Cecina – afferma Salvini –. Sei stato un esempio». Sono arrivati anche gli auguri del vescovo Alberto Silvani. E a don Reno sarà consegnata una medaglia d’argento per testimoniare il suo straordinario impegno quotidiano.
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