La manifestazione
«Ci insegnava il valore del dubbio»
Luciana Lucherini negli anni ‘60 frequentava l’Istituto magistrale
CECINA. Istituto magistrale Sacro Cuore, fine anni Sessanta: nella classe tutta femminile, al banco ad ascoltare le lezioni di don Reno Pisaneschi c’è anche Luciana Lucherini. Il sacerdote non è un insegnante come gli altri, perché interpreta e non solo divulga la parola del Signore, invitando i suoi alunni a riflettere anche sul senso della vita. La signora, per quasi quarant’anni terapista della riabilitazione all’ospedale di Cecina, volentieri ricorda il periodo in cui, con le compagne, sedeva sui banchi di scuola e preparava gli esami, superati nell’estate 1968 con profitto.
«Don Reno – dice – era un uomo gentile e disponibile. La sua religione non era imposta e modellata su schemi precostituiti, ma era dialogo e confronto per cercare la verità. Citava spesso l’esempio del Mar Rosso invitandoci a ragionare sul momento in cui determinati fatti avvengono per alimentare il dubbio. Per l’epoca era un modo abbastanza rivoluzionario di insegnare. Basta pensare al catechismo, dove alle domande seguivano sempre risposte precise. Non era pensabile cambiare il punto di vista».
Mezzo secolo fa Cecina era un paese di provincia in cui lo stile di vita era allineato alle buone maniere e al perbenismo. La trasgressione dei costumi sarebbe arrivata alla fine del decennio, scrivendo nuove pagine di storia sociale. «Partecipavo anche alle attività dell’Azione cattolica – prosegue la signora Lucherini – e insieme pensammo di trascorrere una domenica in Liguria. Ne parlammo a don Reno e a don Elio Pruneti, che ci ricordarono come quello fosse il giorno della messa. Impensabile assentarci. Ne discutemmo allora con l’arciprete, che all’inizio ci disse di no. Poi, prendendo atto che buona parte dei parrocchiani era favorevole alla gita, si convinse. Fu una piccola rivoluzione e così andammo».
L’episodio dice molto sulle abitudini dell’epoca e sull’educazione degli adolescenti. Che organizzavano le feste in casa spostando i mobili per ricavare una piccola pista da ballo. «Alle quali, spesso, partecipava don Reno, che con noi trascorreva ore piacevoli. Anche fuori, in piazza, dove ci vedevamo con i ragazzi. Loro si trovavano nella sede della Misericordia, noi al Sacro Cuore. Stavamo divisi, perché così eravamo abituati».
Michele Falorni
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