Finanza
AUMENTI TARI E GESTIONE INEFFICIENTE
Questa settimana sono stati recapitati ai cittadini del Comune di Castagneto Carducci (ma non ancora a tutti) gli avvisi Tari per l’anno 2018: visto il ritardo nella consegna, dovuto forse a problemi...
Questa settimana sono stati recapitati ai cittadini del Comune di Castagneto Carducci (ma non ancora a tutti) gli avvisi Tari per l’anno 2018: visto il ritardo nella consegna, dovuto forse a problemi relativi alla stampa delle bollette o a disservizi postali, il Comune ha opportunamente procrastinato la prima scadenza di pagamento al 15 giugno. Balza però immediatamente agli occhi l’abnorme aumento che la Tassa sui rifiuti ha subito negli ultimi anni.
Solo per fare qualche esempio, il proprietario di un’abitazione di circa 90 mq che nel 2015 pagava circa 285 euro si è visto oggi recapitare bollette per un totale di circa 380 euro; allo stesso modo, il titolare di un immobile commerciale di circa 50 mq è passato da 175 euro nel 2015 a 210 euro nel 2018. Per farla breve, dal 2015 ad oggi, il Comune di Castagneto ha aumentato la tassa sui rifiuti, in media, del 32, 5% per le abitazioni e del 21% per i fondi commerciali.
A ciò, peraltro, non è certo corrisposto un efficientamento del servizio: le lamentele tra i cittadini, infatti, sono sempre più numerose e decine di foto-denuncia con cassonetti pieni, cassonetti mancanti o strade sporche vengono diffuse quotidianamente sui social network. Dove sono finiti tutti i soldi versati dagli abitanti del Comune? La domanda, purtroppo, è di facile risposta.
Il Comune di Castagneto Carducci ha volontariamente aderito nel 2011 all’Autorità di gestione rifiuti Ato Toscana Sud, ed ha pertanto affidato il servizio rifiuti alla Sei Toscana Srl. Sennonché proprio il sistema di gestione rifiuti “Ato Sud-Sei Toscana” è stato travolto, nel novembre 2016, da un’inchiesta della procura di Firenze che ha smascherato, secondo gli inquirenti, una fitta rete di tangenti e corruzione: a tale proposito, il Gip nel proprio provvedimento ha parlato esplicitamente di un sistema illegale “disinvolto e spregiudicato”, che “non presenta elementi di occasionalità” bensì “tratteggia un illecito consolidato”. Secondo la procura, riassumendo, Sei Toscana avrebbe ottenuto – peraltro quale unica candidata – l’appalto per la gestione rifiuti pagando salate tangenti all’allora direttore generale di Ato Sud Andrea Corti, oggi ai domiciliari. L’inchiesta coinvolge, peraltro, decine di amministratori ed ex amministratori di vario livello, tutti rigorosamente targati Pd.
A seguito della vicenda Sei Toscana, nel marzo 2017, è stata commissariata su richiesta del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone. A prima vista potrebbe sembrare una vicenda di gare “taroccate” come ce ne sono molte in Italia, tuttavia in questo caso c’è qualcosa di più. Non solo per l’entità della cifra (3, 5 miliardi di euro) e per la durata dell’appalto “truccato” (20 anni), ma soprattutto per la rete di potere che si nasconde dietro questa vicenda.
Proviamo a riassumere: la legge regionale obbliga i Comuni toscani a formare l’Ato, l’ente pubblico per la gestione rifiuti. L’Ato assegna gli appalti (per 20 anni) alla Sei Toscana. E da chi è formata la Sei Toscana? Dai medesimi Comuni (Castagneto compreso), oltre che dalle coop rosse (Cooplat, Ecoplat, ecc.), dalle banche (Monte Paschi e finché è esistita Banca Etruria) e da imprenditori “amici”. Quindi in pratica i Comuni (che stanno nel Consorzio Ato) assegnando l’appalto a Comuni-banche-coop (che stanno nella Sei) possono essere anche molto generosi: tanto è tutta una gestione in famiglia. Chi trae vantaggio da tanta generosità è facile da capire.
Purtroppo è altrettanto facile capire chi è a rimanerci fregato: il cittadino, in questo caso di Castagneto, che vede aumentare a dismisura le proprie bollette e diminuire contestualmente i servizi, mentre altri, alle sue spalle, si ingrassano. E peraltro il Piano di finanziamento Tari approvato anche dal Comune di Castagneto prevede aumenti progressivi nei prossimi anni. Chiude il cerchio la richiesta dei consiglieri d’amministrazione di Sei Toscana, formalizzata in assemblea l’11 settembre 2017, di aumentarsi lo stipendio da 180 mila a 300 mila euro l’anno, e ciò nonostante il commissariamento della società. Il tutto, ovviamente, ancora a carico dei contribuenti. Della serie: il lupo perde il pelo ma non il vizio! Un marcio sistema di potere che trova ragione e fondamento in un governo del territorio da sempre monocolore.
Benito Gragnoli
(Insieme per Castagneto)
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