Il Tirreno

Un parco dimenticato fra degrado e incuria

di Manolo Morandini
Un parco dimenticato fra degrado e incuria

Flop del ristorante-enoteca: nell’area erbacce, transenne, arredi accatastati La denuncia della consigliera Tovani. E a due passi c’è il museo archeologico

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CECINA. Un’altra estate nel cono d’ombra. E sembra non esserci via d’uscita per quello che doveva essere un gioiello pubblico. Villa Guerrazzi non trova pace. Chiusa l’ennesima esperienza fallimentare di gestione del ristorante-enoteca e della torre il 30 giugno dello scorso anno quel che resta è un grande punto interrogativo. Oltre all’avanzare del degrado, causa del prolungato stato di abbandono. Il tutto a due passi dal Museo archeologico comunale. Il film è quello dell’estate 2017. Il parco della Cinquantina in piena stagione turistica si presenta con l’unico punto di ristoro per i visitatori del museo archeologico e di quello della civiltà contadina chiuso. E segnato dall’assenza di manutenzione.

Il colpo d’occhio è difficile da tollerare. A puntare di nuovo il dito sul caso Cinquantina è la capogruppo di Cecina civica Pamela Tovani. “Un luogo che dovrebbe essere un fiore all’occhiello _ dice _. Invece, qui il degrado avanza e spesso i problemi sono quelli già segnalati all’inizio del mio mandato amministrativo. Addirittura il Comune chiede un pagamento alle coppie che vogliono sposarsi nel parco”. In piena dismissione. Tutto è sbarrato. Tavoli e sedie accatastate all’interno dell’ex ristorante. Niente più cartelloni pubblicitari all’esterno. Erba alta e rifiuti. “Anche le sale della villa dove si svolgono corsi danno un’idea di abbandono”, sottolinea. La consigliera d’opposizione Tovani non ha dubbi e torna a mettere in evidenza ciò che per lei è uno dei limiti dell’amministrazione del sindaco Samuele Lippi. “Sono stati spesi dei soldi e finisce che si buttano via in assenza di un progetto su ciò che dovrebbe essere invece valorizzato”.

Lo spazio della Cinquantina da sempre soffre per la sua posizione delocalizzata. Eppure Villa Guerrazzi, che nasce come fattoria ed è poi trasformata in residenza dallo scrittore livornese Francesco Domenico Guerrazzi, è il pezzo più pregiato del patrimonio pubblico comunale. È alla Cinquantina che Guerrazzi scrisse il suo ultimo romanzo, “Il secolo che muore”, uscito dopo la sua morte, nel 1873. Da allora La Cinquantina passò di mano in mano agli eredi fino a quando, nel 1975, non la acquistò il Comune di Cecina. Con l’apertura del ristorante negli anni Novanta fu fatta un’operazione di rilancio. Poi la crisi della Promotour, che gestiva il locale, travolse tutto. Da allora è seguito una lunga fase di declino.

Fatto il passo di riacquistare la disponibilità dell’immobile l’amministrazione comunale ha iniziato ad abbozzare un diverso utilizzo di quei locali. Un’altra destinazione vista la catena dei flop inanellata. Cinquantina ed è uno dei tasselli di quel puzzle immaginato ma mai realizzato a pieno: fare di quel complesso una sorta di polo culturale. Oltre ai musei ci sono la scuola di musica, gli spazi per i convegni e quelli per i concerti all’aperto. Il sindaco Lippi ammette il ritardo, ma rilancia su quella che è la prospettiva da mettere in pista quegli spazi su cui è necessaria un’opera di manutenzione straordinaria. “Gli spazi dell’ex ristorante possono diventare un luogo in cui ospitare eventi: incontri, convegni, iniziative gastronomiche _ afferma il sindaco Lippi _. E di promozione del territorio. Il tutto senza snaturare l’anima culturale di Villa Guerrazzi, nel rispetto della sua storia”.



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