Il Tirreno

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Recuperate le 43 bombe scoperte sotto la sabbia di Vada

di Alfredo Faetti
Recuperate le 43 bombe scoperte sotto la sabbia di Vada

Gli artificieri hanno fatto brillare le prime tre, poi procederanno con le altre Si tratta di proiettili di artiglieria italiani per un totale di oltre 10 chili di tritolo 

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VADA. Facendo due rapidi conti, sotto quei due metri di sabbia c’erano 10,14 chili di esplosivo ad alto potenziale. Tritolo, per la precisione. Chissà cosa penseranno oggi le centinaia di persone che nel corso degli anni hanno passeggiato tranquillamente sul litorale di Vada che si affaccia dal Cavalluccio Marino. Per anni, forse da tutta la vita, sono passati sopra un arsenale da artiglieria, rimasto sepolto dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Una bomba ritrovata per caso e disinnescata definitivamente tra martedì e ieri, quando gli artificieri hanno fatto brillare tutti e quarantatré proiettili venuti fuori dalla sabbia.

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Sono pochi i dettagli che il tempo ha lasciato impresso su questi esplosivi. Gli esperti sono riusciti comunque a ricostruire la loro identità: si è trattato di proietti di artiglieria da 75 millimetri e ciascun ordigno con 236 grammi di esplosivo ad alto potenziale (tritolo appunto), fabbricati in Italia, del peso complessivo di circa 6,2 chili. Ma non è tanto la storia di queste bombe a destare curiosità, quanto il loro numero. Ne sono state trovate ben quarantatré, ben sistemate una accanto all’altra, quasi dovessero essere pronte all’uso o al trasporto. Come siano rimaste per quasi un secolo sotto la spiaggia vadese, invece, resta un mistero. Certo è che gli artificieri del dal secondo Reggimento Genio Pontieri di Piacenza, attivati su indicazione delle autorità locali, non credevano di trovare un verso arsenale nella sabbia. La segnalazione fatta in commissariato a Rosignano infatti parlava soltanto di tre esplosivi. A farne la scoperta è stato, un paio di settimane fa, un uomo con il suo metal detector, a tarda sera. Il suo strumento, quando è arrivato nei dintorni del Cavalluccio Marina, ha iniziato a suonare all’impazzata: l’uomo ha creduto che stesse rilevando alcune linguette di lattine abbandonate tra la rena, ma il “bip, bip” ha proseguito ininterrotto anche dopo averle tolte. Così ha preso una pala e ha iniziato a scavare, incuriosito. È bastato andare a fondo neanche mezzo metro per far fare capolino al primo proiettile. Il metal detector però insiste con i suoi suoni e poco più giù, trovando un altro esplosivo. E poi un altro ancora. Tre sono più che sufficienti per darne segnalazione alle forze dell’ordine, che già il giorno seguente informano Questura e Prefettura di Livorno del ritrovamento di alcuni residui bellici, come già tante altre volte è accaduto: il tratto di spiaggia in questione viene così transennato e messo in sicurezza. Martedì mattina poi arrivano sul posto gli artificieri da Piacenza. Solo che non appena la ruspa inizia a scavare ecco che saltano fuori blocchi interi di proiettili. Alla fine se ne conteranno oltre quaranta, tra lo stupore generale. I primi tre esplosivi ritrovati sono stati fatti brillare in un’area idonea e isolata dagli specialisti del Genio Pontieri Fabio Cappucciati e Nicola Moretti, mentre gli altri sono stati sistemati in un’area sicura in attesa di essere a loro volta smaltiti. L’arsenale con tutti i suoi chili di tritolo, dopo aver attraversato due secoli nascosto sotto a due metri di sabbia, terminerà il suo viaggio tra i meandri della Storia.


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