Sicurezza
Sfogo di Annamaria: «Credo nella giustizia Ora scelgo il silenzio»
La ragazza che ha subito abusi sessuali torna sulla denuncia Ringrazia la psicologa del processo e difende le sue parole
ROSIGNANO. Non ci sta a passare per una bugiarda, anche perché ha dovuto ribadire le sue verità troppo a lungo. E per fortuna c’è chi l’ha ascoltata, come i consulenti del processo da poco finito. «Continuo a dire la verità e quindi confido nella giustizia», dice Annamaria Calderoni, la 23enne che dopo aver chiuso una causa lunga sette anni sugli abusi sessuali subiti da quando era una bambina da parte di Marco Macelloni, oggi 50enne condannato a 4 anni e 8 mesi. Lo stesso contro cui la ragazza ha presentato adesso una denuncia in cui sostiene di aver subito una nuova violenza, sempre per mano sua. Ma dopo aver sollevato il caso all’attenzione dell’opinione pubblica attraverso un servizio de Le Iene e aver raccontato la sua odissea a Il Tirreno, Annamaria sceglie il silenzio. «Non mi pento di essermi rivolta sia alla trasmissione Le Iene sia a Il Tirreno, ma d’ora in poi preferisco restare in silenzio perché non voglio dare l'impressione che stia cercando un palcoscenico dopo anni di dolore».
La ragazza infatti, nel corso delle due interviste, ha raccontato il calvario affrontato durante il processo, spiegando di non essere sempre stata creduta e di essere rimasta delusa per la condanna confermata in Cassazione, che ha riconosciuto come abusi e non violenze quel che ha subito da piccola. Ma questi aspetti della sua esperienza non cancellano la sua fiducia nella magistratura. «Se è vero che ho manifestato sfiducia verso la giustizia, perché mi aspettavo una pena più alta bei confronti dell'uomo che mi ha fatto del male - spiega Annamaria - sento anche il bisogno di specificare che la verità alla fine è emersa grazie al lavoro svolto durante il processo di primo grado di giudizio nel 2012». In particolar modo, c’è stata una persona che ha sostenuto la tesi e i terribili racconti offerti dalla ragazza. Il lavoro di cui parla è quella della «mia consulente psicologa Silvia Ciulli - riprende Annamaria - che ha evidenziato e contrastato alcuni punti non condivisibili della relazione del perito nominato dal giudice, sulla mia credibilità, convincendo i giudici in primo grado, in appello ed in Cassazione, ho sempre detto la verità».
Un ultimo sfogo prima di scegliere il silenzio così da chiarire in tutto e per tutto la sua situazione, dato che archiviato un percorso tortuoso (chiuso il 10 aprile scorso in Cassazione) si appresta a imboccarne un altro, dopo la denuncia presentata il 9 marzo, in cui sostiene che Macelloni l’avrebbe costretta a un rapporto orale sui sedili posteriori di un’auto mentre un complice era alla guida. Versione negata in todo dal 50enne e rivendicata dalla ragazza («continuo a dire la verità»), su cui farà luca la Procura di Livorno che ha aperto un’indagine. Un lavoro investigativo che come di consueto viene svolto in modo riservato e attento, lo stesso profilo scelto adesso dalla 23enne che dopo aver portato a conoscenza l’opinione pubblica della sua esperienza sperando così di dare coraggio ad altre ragazze nelle sue stesse condizioni di farsi coraggio, sceglie ora la via del silenzio.
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