Il Tirreno

«Nessuno mi ha tutelata» Parla la ragazza degli abusi

di Alfredo Faetti
«Nessuno mi ha tutelata» Parla la ragazza degli abusi

Dalle violenze subite da piccola fino alla nuova denuncia: il racconto di Annamaria La voglia di gettare tutto alle spalle, i diari e una causa per diffamazione alle porte

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ROSIGNANO. «Credevo di essermi gettata tutto alle spalle, invece…». Invece il passato è tornato presente, con le solite accuse, impedendo alle ferite di cicatrizzarsi. Annamaria Calderoni è seduta al tavolo vicino all’ingresso, ha un faldone di documenti davanti a sé e quando non parla porta le unghie tra i denti. Si sfoga sugli ultimi quindici anni: dagli abusi subiti da Annamaria quando ancora era una bambina fino alla sentenza della Cassazione del 10 aprile scorso, quando è stata confermata la condanna a 4 anni e 8 mesi nei confronti di quell’uomo, amico di famiglia, che si è approfittato di lei. Si chiama Marco Macelloni e oggi lui ha 50 anni, lei 23; all’epoca lui ne aveva una trentina, lei neanche 10. «Credevo che con la fine del processo tutta questa vicenda fosse ormai lontana da me, invece non è finita». Il 9 marzo scorso è arrivata infatti un’altra denuncia per un altro atto di violenza sessuale, sempre con i soliti due protagonisti. È stata Annamaria a presentarla e la Procura di Livorno sta indagando per vederci chiaro. «Chi denuncia non viene tutelato – dice la ragazza – Non ti credono e devi sopportare una serie di perizie e interrogatori che colpiscono più la vittima che non il colpevole. La legge dovrebbe essere più vicina alle vittime».

Macelloni nega tutto: i fatti per cui è stato condannato e quelli per cui è stato da poco indagato, sostenendo – come ha fatto durante il processo – che la ragazza si sia inventata ogni cosa. «Vado in galera da innocente», dice. Intanto i social gli si sono scatenati contro dopo il servizio de Le Iene, con cui Annamaria ha lanciato il caso pubblicamente. «Ho deciso di raccontare tutto ai media perché fino ad oggi tutti hanno pensato che fossi io quella strana mentre lui, seppur condannato, una persona per bene. Voglio andare in fondo – dice la ragazza – Inoltre, sto cercando anche dei possibili testimoni che possano aver visto quel che è accaduto il 5 marzo». Annamaria ha raccontato alle forze dell’ordine di essersi sentita presa per il collo subito dopo aver messo benzina al distributore lungo via Allende, a Rosignano Solvay. «Era lui», dice. L’avrebbe fatta salire con la forza sui sedili posteriori di un’auto, costringendola a un rapporto orale mentre un altro uomo alla guida li portava lontano. «Vuoi favorire?», chiederà infine il 50enne all’amico, che declinerà l’invito. Questa l’accusa della ragazza. Raccontata a Le Iene e a Il Tirreno. Un ultimo capitolo che Annamaria ha scritto formalizzando la denuncia (da cui è nata un’inchiesta) alle forze dell’ordine il 9 marzo.

Perché ha atteso tanto? «Perché ero scoraggiata: avevo appena concluso un processo durate sette anni e non volevo ripartire da capo. Il mio ragazzo poi ha capito che c’era qualcosa di strano e quando l’ha saputo è andato lui a sporgere denuncia». Anche il referto dell’Asl è datato al 9 marzo e parla di “violenza fisica – abuso sessuale da adulto”, e sarebbe legata alle contusioni sul braccio della ragazza a seguito di una sorta di lotta per non salire sull’auto. Anche questo a verbale della denuncia. «Speravo di poterla superare da sola, così ho esitato».

Lo ha fatto anche in passato Annamaria. Non ha mai parlato degli abusi subiti fino a 16 anni, ma in compenso li ha scritti sui suoi diari. «Non ne posso più, lo zio continua a darmi noia, a toccarmi», scriveva nel 2008. «Avrei voluto che la mia prima volta fosse stata con una persona importante, come tutti la sognano, non con il primo vecchio che passa», ha scritto poi tre anni dopo. Un lasso di tempo che non ha cambiato l’incubo, ma la calligrafia sì. Un elemento importante la calligrafia per gli investigatori, che studiando proprio questi diari hanno fissato il periodo degli abusi tra gli 8 e i 16 anni di Annamaria. «Aveva due statuette sul comodino - racconta - e guardavo quelle mentre lui faceva i suoi comodi», cercando di far scappare la mente dal corpo. «Sua madre sentiva tutto», continua la ragazza, dato che l’uomo, ieri come oggi, vive con i genitori.

Ma come è finita in quella casa? «Quando mia mamma era al lavoro venivo lasciata dai nonni, che abitano al piano superiore al suo. Avevano una grande tv, con Sky, e io andavo volentieri a vederla».

Quando ha deciso di raccontare tutto? «Ad un certo punto non stavo bene con il mio ragazzo del tempo: mi dava noia l’idea di averci dei rapporti, poi gli chiedevo di portare i capelli corti, come li aveva lui (il 50enne). Lo stavo facendo diventare lui e ho capito che avevo un problema». Ne è nato un processo lungo sette anni, con due incidenti probatori e un’infinità di perizie psichiatriche. «Non mi credevano, è stato terribile», dice la ragazza. Alla fine comunque è arrivata la condanna per abusi, mentre il 50enne è stato assolto per la violenza. «Questo è stato ingiusto, come se una bambina potesse essere consenziente», dice Annamaria. Intanto ci sarebbero stati altri fatti. «Quando lavoravo a Castellina in un bar lui è venuto a prendere il caffé, un’altra volta a Rosignano mi si è avvicinato con la macchina mentre ero in bicicletta, nonostante in primo grado avesse l’obbligo di allontanamento». E ancora. «Quasi due anni fa lui ha aperto un’attività a Solvay e su facebook, sotto a un commento, ho scritto che per esperienza diretta suggerivo di portarci i cani ma non i bambini. Lui mi ha denunciato per diffamazione per questo commento: avrò il processo a breve».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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