Il Tirreno

Il conte rivuole le terre del 1848 e chiama in causa il Comune

di Manolo Morandini
Il conte rivuole le terre del 1848 e chiama in causa il Comune

Castagneto, Walfredo della Gherardesca dopo due gradi di giudizio negativi ricorre alla Cassazione Il conto con la Storia: più di 25 anni di carte bollate e di incertezze sui destini di mezza Donoratico  

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CASTAGNETO CARDUCCI . Il conte non rinuncia a Donoratico. Continua a guardare quelle terre come cosa propria. E a discapito di due gradi di giudizio in cui non ha trovato ragione alle sue pretese riporta la questione all’attenzione alla Corte di Cassazione. Ai giudici di legittimità Walfredo della Gherardesca, classe 1937, chiede di prendere in esame la sentenza della sezione specializzata agraria della Corte d’appello di Firenze del 13 ottobre 2017 che ha respinto il suo ricorso con cui contava di rispolverare i contratti con cui a metà dell’Ottocento, nel 1848 e nel 1852, sulla scia dei moti contadini del 1848, furono concessi a livello perpetuo, una forma di contratto d’affitto diffusa in epoca medievale, alcuni terreni dai nobili alla comunità castagnetana. Respinta anche la pretesa di ricevere dal Comune di Castagneto Carducci non meno di 2 milioni di euro più gli interessi. Inoltre, la restituzione dei terreni, circa 350 ettari. E l’annullamento degli atti di affrancazione.

Più di 25 anni di carte bollate per arrivare a un pronunciamento della Corte d’appello che sembrava aver fatto chiarezza sui destini di mezza Donoratico, facendo voltare pagina e chiudere con la Storia. Ma non è così. Del resto, a parti invertite lo storico locale Luciano Bezzini nel suo libro “Storia di Castagneto, Bolgheri e Donoratico dalle origini al 1945” a proposito del clima che agitava la comunità e che nel 1848 portò alla cessione a livello perpetuo di circa 800 ettari di terreno dai Gherardesca alla Comunità di Castagneto descrive il particolare legame dei suoi concittadini con la terra. Legame a cui anche il conte Walfredo sembra non fare eccezione: “Ai castagnetani una cosa su tutto interessava: la terra. Il resto, il conte, il proposto, le dispute ideologiche, l’unità nazionale, tutto, al riguardo delle preselle, si trascolorava, perdeva risalto”.

A Donoratico tutto parla della Gherardesca, antichi signori di Castagneto. Sullo sfondo della querelle la richiesta del conte Walfredo, cugino di Guelfo (il padre di Gaddo), in merito ai contratti enfiteutici stipulati nel 1848 e 1852, di pronunciare la devoluzione dei fondi enfiteutici in suo favore oltre al pagamento dei canoni enfiteutici e di affrancazione relativi ai predetti fondi, nonché il risarcimento dei danni subiti. In pratica, dal 1975 il Comune avrebbe cessato di corrispondere a un ramo della famiglia dei conti della Gherardesca il canone di affitto dei terreni. I livelli, infatti, prevedevano la cessione delle preselle a fronte di un canone, all’epoca era definito in saccate di grano, che in parte veniva girato ai della Gherardesca e la restante quota trattenuta dalla Comunità di Castagneto, poi divenuta Comune.

Ad assistere l’amministrazione comunale è l’avvocato Piero Narese di Firenze, che ha difeso l’ente nei precedenti gradi di giudizio. Invece, Walfredo della Gherardesca è asistito dagli avvocati Giovanni Moscarini e Valter Cassola di Roma. La Cassazione l’11 aprile ha autorizzato il ricorrente a effettuare una notifica per pubblici proclami agli eredi del conte Guido Alberto della Gherardesca.

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