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Due strade per fare memoria la proposta arriva in consiglio

CECINA. L’orizzonte è quello di una storia condivisa. Dove a dare la linea è il dovere della memoria. Quella in cui l’orrore non nasconde le responsabilità e le differenze. È quanto emerge dalla...

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CECINA. L’orizzonte è quello di una storia condivisa. Dove a dare la linea è il dovere della memoria. Quella in cui l’orrore non nasconde le responsabilità e le differenze. È quanto emerge dalla lettura dell’ordine del giorno del consiglio comunale di Cecina, convocato il 30 aprile alle 15, 45 presso il Comune Vecchio. Due le proposte dei gruppi consiliari Pd, Ispirazione Dem e Gruppo misto che provano a misurarsi con questa sfida. Una mozione per intitolare una strada a Ottorino Benedetti e l’altra per intitolare una nuova via o piazza con l’apposizione di una targa commemorativa a Norma Cossetto. L’appuntamento segue le celebrazioni per l’anniversario della Liberazione di questa mattina.

Chi sono i due protagonisti al centro del dibattito consiliare? Il cecinese Ottorino Benedetti aveva 22 anni quando nel 1923 venne ucciso con una trentina di colpi di pistola lungo via Ginori a Marina da un gruppo di fascisti locali. Così l’ex sindaco di Cecina Stefano Benedetti ricostruiva quell’episodio in occasione del 25 Aprile dello scorso anno: «Mio nonno Alberto, fratello di Ottorino, non fu mai un idealista e nemmeno impegnato socialmente ma i suoi figli non furono mai figli della lupa, né balilla, ne giovani italiane. Ma questa è un’altra storia. Cecina e la sua storia hanno dimenticato Ottorino, furono molti gli episodi di violenza in quegli anni perpetrati dai fascisti anche a Cecina, ma forse il solo Ottorino fu ucciso. Nei molti anni trascorsi nell’amministrazione della mia città, forse per un eccesso di etica, non ho mai ricordato Ottorino ma oggi posso dire che sarebbe bello se Cecina desse un riconoscimento, come esempio l’intitolazione di una strada, a questo ragazzo, che forse era anche un po’ irruento, che forse non aveva grandi ideologie politiche, ma che aveva il grande desiderio di essere libero e per questo ha perso la sua vita».

La storia di Norma Cosetto è emblematica dei drammi e delle sofferenze delle donne dell’Istria e della Venezia Giulia negli anni dal 1943 al 1945. Studentessa universitaria istriana, torturata, violentata e gettata in una foiba. È stata uccisa dai partigiani del maresciallo Tito, nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943. Le foibe sono voragini rocciose a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua, tipiche della zona carsica. Colpevoli di essere mogli, madri, sorelle o figlie di persone ritenute condannabili dal regime, molte donne in quegli anni vennero catturate al posto dei loro congiunti, usate come ostaggi o per scontare vendette personali.



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