Il dolore
«Niente a che fare con Green Hill»
Marco Melosi vince la causa, condannata addetta stampa di Lav per diffamazione. Il veterinario: «Giustizia è fatta»
CECINA. Il dottor Marco Melosi non era il consulente di Green Hill, il veterinario cecinese non ha nessun collegamento con il caso noto come il “lager dei cani”, un caso che indignò l’opinione pubblica nel 2012 contro l’allevamento bresciano di beagle destinati ai laboratori di vivisezione. All’epoca, nell’agosto di 6 anni fa, il dottor Melosi fu vittima di una campagna sul web e sui social da parte di gruppi animalisti che lo additarono come consulente di Green Hill invitando a boicottare la sua clinica. Melosi ha avuto ragione: il tribunale di Livorno ha condannato l’allora addetta stampa della Lav, Maria Falvo, per falsa accusa, reputazione offesa e una “chiara intenzione di aggredire e di accusare". Queste in sintesi le motivazioni del giudice monocratico del Tribunale di Livorno, Tiziana Pasquali, che ha condannato l'addetta stampa della Lav per aver diffamato Melosi, presidente dell'Anmvi (Associazione nazionale dei medici veterinari d’Italia) e dell’Ordine dei veterinari.
L'attività istruttoria «ha consentito di accertare la responsabilità penale dell'imputata per il reato a lei ascritto». Così il giudice Pasquali, nelle motivazioni depositate il 2 marzo scorso - in base alle quali, il 22 novembre 2017, ha condannato l’allora addetta stampa della Lega Anti Vivisezione per il reato di diffamazione a mezzo stampa: pena di un mese di reclusione convertita in multa pecuniaria e risarcimento (provvisionale di 15mila euro) dei danni subiti dal dottor Melosi, assistito dall'avvocato Elena Guerreschi.
L'imputata - afferma l’Anmvi - era stata rinviata a giudizio, "perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, emettendo due comunicati stampa, divulgandoli alle agenzie di stampa e pubblicandone il contenuto sul sito web www.lav.it offendeva la reputazione del dottor Marco Melosi, presidente della Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani".
Secondo il giudice "risulta chiara l'intenzione di aggredire e di accusare... creando confusione tra gli indagati e le persone chiamate a svolgere un incarico di tipo di tecnico", un ruolo quantunque non ricoperto nei fatti dal dottor Melosi”. Trascurata inoltre la circostanza - scrive il Tribunale - che "non necessariamente ad una nomina come consulente segue l'accettazione dell'incarico, soprattutto quando una nomina viene fatta a seguito di eventi improvvisi e gravi come il sequestro probatorio di un'attività e con tempi stretti per organizzare una difesa". Che il dottor Melosi non avesse mai prestato alcuna consulenza di parte venne anche messo nero su bianco dalla stessa azienda Green Hill.
"Scrivere a lettere cubitali che una persona è a favore dell'allevamento per la vivisezione è innanzitutto una dichiarazione falsa, ma anche offensiva poiché far apparire il dottor Melosi favorevole alla vivisezione, pratica (quella della procedura di sezionare vivi gli animali) particolarmente grave e forse neppure praticata in Italia". Un clima "avvelenato" scrive Tiziana Pasquali, per il quale il presidente dell'Anmvi aveva ritenuto corretto sottoscrivere una lettera aperta al Capo dello Stato "nata proprio dalla necessità di arginare questi attacchi pubblici così pesanti".
Soddisfatto della sentenza, Melosi. «È stato un incubo - ricorda il veterinario -: ho vissuto insieme alla mia famiglia e ai miei collaboratori momenti davvero terribili per la mia professione e soprattutto per la mia persona. Un attacco ai miei valori e alla mia integrità. Finalmente giustizia è stata fatta».
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