Il Tirreno

Vada e la sua gente nei clic dei Bernini

di Michele Falorni
Vada e la sua gente nei clic dei Bernini

Lo storico fotografo della frazione ha allestito una mostra nel negozio dove si sono susseguite quattro generazioni

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VADA. La mia vita in un clic. I 56 anni da fotografo di Enrico Bernini a Vada si sviluppano così, con l’occhio dietro al mirino della macchina, prima analogica e poi digitale, pronto a ritrarre comunioni e cresime, matrimoni e cerimonie, persone e personaggi. Dal 1962 alla fine di marzo, ha narrato in bianco e nero e a colori la vita del paese e i suoi cittadini, ragazzi delle elementari divenuti uomini spesso legati alle istituzioni. In pensione da Pasqua, trascorre ancora ogni giorno nel negozio storico di piazza Garibaldi, trasformato in mostra di stampe e attrezzatura. La rassegna, dal titolo “Foto Bernini racconta… Vada e la sua gente”, è un tuffo negli archivi, un viaggio dal passato al presente, una collezione iniziata con l’Italia del miracolo economico e chiusa nel 2018, un attico con vista sul terzo decennio del Duemila. Entrare nell’elegante sala composta da antichi mattoni rossi significa ripercorrere un ricco capitolo di storia. La nevicata del 1956, le feste in spiaggia, i ritratti in grande formato dei pescatori, i documenti d’epoca e, al centro della stanza, un proiettore per diapositive e un telo bianco. Un omaggio al mondo delle dissolvenze. «Tutte cose che avevo in magazzino – dice Bernini – e in mansarda. Spero che l’esposizione faccia conoscere non solo ai residenti le vicende vadesi. Ho iniziato con una Bessamatic e una Contax, arrivando nel tempo al medio formato e all’elettronica. Sì, il primo fotografo di famiglia è stato mio nonno Saul dal 1910. Papà Aulo ha proseguito il mestiere, che io ho ereditato negli anni Sessanta, appena presa la licenza media. Arte Ottica è giunta alla quarta generazione con mio figlio Giacomo». Senza che l’attività si spostasse mai, tracciando un segno indelebile. Gino Bartali durante un Giro d’Italia, il presidente del consiglio Giovanni Spadolini ripreso a cena e a passeggio, le estati alla “Barcaccina” e la famiglia Catarsi. Un album composto con passione e con l’aiuto di un amico divenuto quasi fratello: Aureliano Valori, fotoamatore e maestro dei colori. Che lo ha convinto con poche parole: “Perché non racconti la tua esperienza con una mostra?”. E così, l’idea ha preso forma, con quasi 200 corpi macchina, telecamere e cineprese chiusi nelle vetrine a narrare epoche diverse, ma unite da un elemento comune: la pellicola. «Mi chiamava sempre don Antonio Vellutini – prosegue – perché tra noi era nata una sincera amicizia. Al punto che, dopo tanti scatti in chiesa, mi ha regalato la sua Zeiss del 1930, una rarità. Da gennaio a marzo del 1983, in San Leopoldo, ho pure restaurato un quadro e ricevuto i complimenti degli addetti ai lavori. Ho fatto il conto, queste stanze raccolgono un secolo di fotografie». Archiviate nelle scatole ed estratte nei giorni scorsi, montate nei raccoglitori e presentate a chiunque voglia vederle, sfogliandone le pagine e ritrovando vecchi compagni di scuola. Classe 1948, Enrico sorride e non dimentica i suoi nipoti, Francesco ed Edoardo. Da ora in avanti al centro del mirino ci sarà la famiglia. Il passaggio dalla camera oscura, con le vasche piene di acidi e l’ingranditore, alla camera chiara, dove regna lo schermo del computer, ha segnato il tramonto di un’epoca. Non ha però spento la passione di questo signore, la cui vita si racconta in un clic.

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