La manifestazione
La protesta silenziosa del Chicco e dei suoi fan
Le reazioni dei clienti dopo lo stop alla musica in vicolo Bargilli
CECINA. “Parole come violenza rompono il silenzio”, cantavano i Depeche Mode. Daniele Del Viva pubblica questa canzone, “Enjoy the silence”, “goditi il silenzio”, nell’aderire alla protesta muta del Chicco American Bar. E non è il solo. Decine di cecinesi, adolescenti e non, stanno invadendo i social con l’hashtag #freechiccoamericanbar, nato dopo che le segnalazioni del vicinato hanno interrotto la musica nel locale. Questione di decibel: troppi secondo i parametri dell’Arpat, sia per quanto riguarda le note che escono dalle casse sia il chiacchiericcio notturno che avvolge vicolo Bargilli a Cecina, dove tra pub e bar è concentrata la movida. «Ma così il centro si svuota», dicono i clienti del Chicco.
I titolari del locale non parlano, già impegnati a cercare di risolvere una situazione piuttosto ingarbugliata. Al contrario, parlano i suoi clienti e i suoi colleghi, perché quel che conta per il vicolo conta anche per le zone limitrofe. Tutto nasce l’ottobre scorso da una petizione firmata da alcuni residenti della zona, che è tornata a fare effetto circa un mese fa, quando per una segnalazione il Chicco ha dovuto interrompere il dj set (in programma dalle 23 all’1). Da allora, la musica si è spenta nel locale e in tutto il vicolo, facendo posto a quel silenzio che cantano i Depeche Mode. Poi, una sera, è apparso un cartello all’esterno del locale: “bevo, non parlo, non sento”. Una rivisitazione con le famose tre scimmie per dire che qua si può bere come in qualsiasi altro locale, ma senza musica e senza parlare a voce alta. Un’intuizione piaciuta ai molti clienti e simpatizzanti vi del vicolo, che hanno rilanciato questa protesta muta sui social con l’hashtag #freechiccoamericanbar. «Ci sono persone che ci provano, provano a far qualcosa, a far divertire la gente, oltre che comunque a farsi uno stipendio (cosa del tutto onesta fra l’altro). Ma si sa, l’aggregazione infastidisce», scrive ad esempio Pierpaolo Siesto, che con il Chicco aveva appena iniziato un progetto musicale. E così via, il sostegno alla causa del locale si rincorre su facebook e trova la solidarietà anche di locali vicini, costretti a vivere la solita situazione. «In sostegno agli amici e colleghi del Chicco, questa sera il Minas Pub non trasmetterà musica», si legge in un post del locale a metà marzo. Iniziativa piaciuta ai sostenitori. «Piccoli gesti, a sostegno di uno degli unici locali che cercano di dare vita al nostro paesino che a quanto pare non vuole vivere, ma solo invecchiare», ha scritto Andrea Ambrogini sul social. C’è poi chi fa una battuta provocatoria, come organizzare «una jam session stile “rock in mille” sotto al Comune». E c’è chi come Andrea Marconi è breve ma costruttivo, riassumendo in tre parole la speranza di tutti: «Vediamo di risolvere».
Il #freechicco così si rincorre sulla home Facebook di molti utenti cecinesi, subito pronti a sposare questa protesta muta che non fa alcun rumore in vicolo Bargilli, ma che arriva diretta alle orecchie di chi è coinvolto in questa vicenda che mette insieme diverse esigenze, dal diritto al sonno a quello al lavoro passando dal bisogno di svago giovanile, senza però riuscire a trovare un equilibrio, facendo pendere la bilancia da una parte sola.
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