Il Tirreno

la vicenda

Sull’ex Faro il Comune ricorre al Consiglio di Stato

di Manolo Morandini
Sull’ex Faro il Comune ricorre al Consiglio di Stato

San Vincenzo, sul cantiere è in corso un’indagine della Procura della Repubblica Impugnate 2 sentenze del Tar che hanno annullato altrettanti permessi a costruire

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SAN VINCENZO. “Da un primo esame, i temi di fatto e di diritto nelle due controversie in questione presentano profili di incertezza tali da poter essere contestati in un giudizio di appello”. È uno dei passaggi su cui poggia la scelta dell’amministrazione comunale di San Vincenzo di portare anche all’esame del Consiglio di Stato il caso dell’ex Faro chiedendo la riforma delle due sentenze del Tar con cui sono stati annullati altrettanti permessi a costruire per realizzare una palazzina di tre unità abitative su tre piani fronte mare dal recupero delle volumetrie a uso commerciale esistenti.

La decisione della giunta formalizzata nella delibera 74 del 3 aprile arriva in scia alla comunicazione del legale incaricato dall’ente Renzo Grassi del 23 marzo in cui si dà conto che la proprietà dell’immobile Agi Spa, riconducibile alla famiglia Lazzerini, ha promosso autonomi ricorsi al Consiglio di Stato per vedere annullate o riformulate le sentenze del Tar.

Il nuovo passaggio nelle aule della giustizia amministrativa arriva a indagini in corso della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Livorno sul cantiere. Due permessi a costruire falsi. Da cui ne sarebbe conseguito un ingiusto vantaggio patrimoniale. È su queste ipotesi che poggia l’indagine della Procura sul cantiere dell’ex pizzeria Il Faro. L’area è sotto sequestro dallo scorso dicembre, su disposizione del giudice delle indagini preliminari (Gip). Il provvedimento è parte dell’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Massimo Mannucci, che vede indagati in concorso il dirigente dell’Urbanistica del Comune di San Vincenzo Salvatore De Priamo, il geometra comunale Salvatore Dell’Aiera, in qualità di tecnico responsabile del procedimento che ha svolti l’istruttoria e redatto la motivata proposta di rilascio dei permessi a costruire, il progettista e direttore ai lavori Marco Sparapani e in qualità di proprietari e committenti dei lavori Stefano Lazzerini e Gian Primo Lazzerini.

Le tesi dell’accusa fanno riferimento alle stesse argomentazioni dei giudici amministrativi del Tar. A sostegno della tesi d’accusa vengono richiamati gli articoli 37 e 38 del Piano strutturale che vietano i cambi di destinazione d’uso dei piani terreno delle attività commerciali e implicitamente anche il rialzamento delle coperture. Nel caso di determinazioni in merito a domande di permesso a costruire non conformi al Piano strutturale si sarebbe dovuto attendere l’approvazione del Regolamento urbanistico.

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