Il Tirreno

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Stranieri un po’ più cittadini: studiano l’italiano e superano gli esami

di Manolo Morandini
Stranieri un po’ più cittadini: studiano l’italiano e superano gli esami

Donoratico, l’esperienza del Centro di solidarietà Monica C I volontari: «Imparare a comunicare è fondamentale» 

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CASTAGNETO CARDUCCI. «Imparare a comunicare può essere la prima tappa di un percorso di sviluppo delle proprie capacità in un nuovo contesto, apre prospettive più ampie di realizzazione e di inserimento». Così la volontaria del Centro di solidarietà Monica C Gabriella Verucci prova a restituire il senso di un impegno che taglia il traguardo dei vent’anni. Tanti ne sono passati da quando si è costituita l’associazione che porta il nome di Monica Cruschelli. Nei locali di via del Mercato, messi a disposizione dal Comune di Castagneto Carducci, da sempre si fa scuola di italiano agli stranieri. «Perché l’incapacità di esprimersi e di decifrare messaggi e situazioni sono spesso i presupposti dell’esclusione sociale», sottolinea Verucci. Insomma, uno spazio in cui si costruisce integrazione. Dal basso. Con pochi mezzi e tanta volontà. Nei giorni scorsi in quelle stanze si è festeggiato il superamento dell’esame di italiano da parte di 12 studenti, guidati dall’insegnante volontario Giuseppe Porciani. Adesso hanno in mano il certificato di competenza di base (A2) da poter allegare alla richiesta della carta di soggiorno. Un livello di competenza che consente alle persone di barcamenarsi nella vita di tutti i giorni.

All’inizio del corso si sono presentati in 67 al Centro Monica C. Ma i più hanno abbandonato. «Non è semplice conciliare gli impegni familiari o di lavoro con la fatica dello studio – dice Verucci –. I più lavorano in campagna o nei boschi e alla fine della giornata è comprensibile che facciano fatica a mettersi sui libri». Ma per chi ha forza e costanza centrare l’esame «È un modo per dimostrare a se stessi il proprio valore». Non ci gira intorno la volontaria Paola Logli. Che aggiunge: «È un piccolo traguardo, ma per chi è prostrato dalle difficoltà del quotidiano, in una terra straniera, rappresenta un’occasione per riappropriarsi del proprio valore. È un’opportunità che apre ad altre strade».

Alla scuola d’italiano si arriva con il passaparola. Senegal, Marocco, Ucraina sono i principali paesi d’origine. «Le comunità in questi anni sono cambiate – sostiene Logli –. Prima c’era più forza lavoro giovane, si spostavano solo i più giovani per lavorare. Braccia ormai indispensabili per molte aziende agricole e anche nei boschi. Adesso le famiglie sono arrivate numerose con i figli, molte badanti dall’Est Europa. Tanto che ai corsi sono più numerose le donne degli uomini». Che aggiunge: «Con i ricongiungimenti familiari si è posto anche il problema di affiancare i bambini che arrivano e vengono collocati nelle classi in base alla loro età. Cerchiamo di aiutarli a colmare le loro lacune con il doposcuola pomeridiano. Siamo in dieci insegnanti ma ne servirebbero degli altri anche per adeguare le nostre proposte alle esigenze d’orario delle persone».

Ingegneri, infermieri, ex insegnanti, ma anche analfabeti. Seduti ai banchi del Centro si incontra una varia umanità. «Le lezioni sono anche un modo per conoscersi e parlare del quotidiano, condividere usi e costumi – sottolinea Verucci –. Dare qualche indicazione utile per i problemi pratici». Un modo per incontrarsi e scoprire che l’altro non è poi così diverso. «Nel nostro territorio – conclude – non ci sono mai stati episodi gravi di intolleranza e credo che sia anche il segno di un lavoro costante per favorire l’integrazione».

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