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I timori Fials e il rischio di due ospedali “ibridi”

I timori Fials e il rischio di due ospedali “ibridi”

La denuncia del sindacato sulla riorganizzazione dei presidi di Cecina e Piombino Dall’emodinamica al punto nascita, i dubbi legati alle strutture e al personale

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CECINA. Due no. Uno alla scelta di un solo ospedale articolato su due presidi. E l’altro alla costituzione di un’unica Società della salute. «L’unificazione degli ospedali non ha permesso di raggiungere la soglia degli oltre 150.000 abitanti previsti dal Decreto Balduzzi per entrare nel novero degli ospedali di 1º livello e ottenere di diritto tutte quelle specialità previste, compresa l’Emodinamica – afferma Massimo Ferrucci, segretario provinciale Fials –. La realtà ospedaliera delle due zone è diventata una “ibridazione” rimessa alla discrezionalità dell’assessorato della Regione Toscana».

L’emodinamica è prevista nel Piano sanitario e sociale integrato regionale 2012/2015, richiamato dalla programmazione di Area vasta Nord ovest, per gli ospedali di 1º livello sulla base della programmazione di Area vasta o regionale. «Alla Conferenza dei sindaci chiedo dov’è il Piano attuativo locale (Pal)? È doveroso valutare in tale ambito come si usano le risorse nella Asl Toscana Nord ovest. L’assessore regionale al Diritto alla salute prima di assumere una precisa posizione dovrebbe esigere dalla Conferenza dei sindaci e dalla Direzione aziendale l’elaborazione e l’approvazione del Pal ed effettuare una attenta valutazione rispetto al numero delle strutture di emodinamica presenti nell’Area vasta e verificarne i volumi di attività».

Secondo il segretario Fials l’ospedale unico «comporterà la collocazione delle strutture sanitarie nei due presidi. Il presidente della Conferenza dei sindaci e la Direzione aziendale debbono dire per esempio dove sarà il Punto nascita. Se sarà unico a Cecina sarà indispensabile l’adeguamento con la presenza del pediatra nelle 24 ore e l’aumento del numero delle ostetriche. Oppure la Direzione aziendale con questa e altre operazioni pensa alla mobilità del personale? ». E per le attività di base chiede: «È possibile continuare con servizi impostati su poche sedute settimanali o è ipotizzabile una riorganizzazione che preveda maggiori investimenti? ».

Non è scontata una riorganizzazione delle attività di chirurgia e ortopedia. «In varie strutture si registrano carenze di operatori del comparto e dell’area medica – dice Ferrucci –. Tutta l’operazione della Direzione aziendale è orientata a diminuire il costo del personale dopo avere ridotto i posti letto al di sotto del parametro regionale del 3,15 per mille. Viene raccontata la storiella che il problema è del tetto di spesa del personale, spesa del 2004 meno l’1,4%, ma basta leggere il bilancio di esercizio del 2016 per capire che la spesa della Asl si colloca al di sotto di oltre 100 milioni di euro».

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