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L’erosione attacca il monumento al Gabbiere

L’erosione attacca il monumento al Gabbiere

Marina di Cecina, scalzato lo scoglio su cui è posata la targa in memoria dell’ammiraglio Camarlinghi

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CECINA. Il gabbiere dalla coffa continua a scrutare l’orizzonte. Incurante delle onde spazzano l’immaginario veliero che è quel tratto di costa a ridosso della caserma Villa Ginori. Eppure, se potesse abbassare lo sguardo non potrebbe che dare l’allarme. E sarebbe l’ennesima riprova di quanto il mare stia mordendo. Ai suoi piedi ha ceduto anche lo scoglio su cui è installata la targa a memoria dell’ammiraglio Andrea Camarlinghi, a cui è dedicato quel belvedere.

La furia delle onde ha fatto male anche qui. Uno spicchio stretto tra un pennello proteso verso il mare aperto, uno di quelli realizzati a protezione dell’abittao di Marina di Cecina, e la scogliera a ridosso della caserma, dove la spiaggia è stata cancellata da anni.

Ci sono i legni portati a terra a dare il segno di quanto le onde si siano spinte oltre la riva. Figurarsi quello che è accaduto nel tratto di litorale più esposto all’erosione: quei 6 chilometri tra Marina di Cecina e Bibbona. Ma qui, stando ai tempi indicati dalla Regione Toscana, il cantiere per il ripascimento e riequilibrio della costa non partirà prima dell’autunno 2019. Il genio civile sta lavorando alla progettazione preliminare, che sarà terminata entro maggio. Eppure, a ragione, da più parti si teme che quella spiaggia non riesca a reggere altre due stagioni di mareggiate.

A far suonare l’ennesimo campanello di allarme ci ha provato l’amministrazione comunale di Cecina che lo scorso gennaio ha inviato alla Regione una lettera per segnalare il precipitare della situazione sollecitando un sopralluogo che è avvenuto nelle scorse settimane. Lettera che è stata recapitata anche ai ministeri competenti, quello dell’Ambiente per la parte a mare e quello delle Politiche agricole per la riserva biogenetica.

A seguito delle ultime mareggiate sul campo restano i segni dell’ennesima conferma che non c’è tempo da perdere. Servirebbe un iter accelerato per il progetto di messa in sicurezza della pineta e protezione di quel tratto di costa dove la spiaggia in alcuni tratti si è ridotta a poco più che un budello. E dove le onde a ogni mareggiata fanno cadere i pini più esposti, scalzando le radici al piede.

Manolo Morandini

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