Il Tirreno

Balaustre fatte a pezzi la pineta regno dei vandali

di Alessandra Bernardeschi
Balaustre fatte a pezzi la pineta regno dei vandali

Il polmone verde simbolo di Castiglioncello lasciato nell’abbandono Panchine incatenate agli alberi per evitarne il furto, cartelli stradali divelti

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CASTIGLIONCELLO. Panchine incatenate ai tronchi degli alberi, balaustre di marmo rotte, cartelli stradali che stanno per cadere, otri spaccati e sempre lui, lo stabile che ospitava la discoteca Ciucheba. Sempre più fatiscente, sempre più ingombrante agli occhi dei cittadini e dei turisti che passano.

In poco più di 50 metri quadrati di quel tratto di pineta Marradi tra la passeggiata e il solarium, a Castiglioncello, si respira aria di abbandono. Eppure la pineta Marradi è uno spazio indentitario, dove si tengono relazioni, dove si respira, in ogni angolo, la storia di Castiglioncello e del territorio. Ha un significato, soprattutto per i residenti, paragonabile, tanto per restare sul territorio comunale, al castello mediceo di Rosignano Marittimo.

Non è uno spazio vuoto, un “non luogo”, rifacendosi all’antropologo Marc Augé; perché in quell’area verde voluta dal barone Patrone all’inizio del 1900, si è svolta la ricca storia, la vita di una comunità. Oggi, quella stessa pineta a metà tra il piccolo centro urbano ricco di attività commerciali e il mare, si sta trasformando. Bancarelle disomogenee che in estate vendono di tutto, da giocattoli a cineserie varie, da croccanti a panini con la porchetta, tra giostre e ville da valorizzare, la pineta Marradi sembra in cerca di una nuova identità.

In quel tratto di verde tra l’immobile che ospitava la famosa discoteca Ciucheba e il Cardellino, lo sguardo cade inevitabilmente sulla balaustra di marmo divelta, probabilmente dai vandali e le colonnine gettate in terra. Vuoti rattoppati, per motivi di sicurezza, da transenne in acciaio legate con catene a ciò che ancora rimane della balaustra. Una panchina, incatenata al tronco di un pino, è l’immagine di un senso civico che si sta sgretolando. Così come si sta sgretolando inesorabilmente quell’edificio che si staglia tra i pini e il mare che ancora oggi, tutti gli abitanti di Castiglioncello ed i turisti, chiamano Ciucheba ricordando i fasti neppure tanto lontani, quando attori e registi frequentavano una delle discoteche più in voga d’Italia. “Che tolgano almeno quell’orcio in terracotta che qualcuno ha frantumato”, borbotta un passante. La trascuratezza la si vede anche dalle piccole cose. Da quel grande vaso frantumato ma anche da quel cartello stradale di divieto di sosta che pende al punto che sembra stia per cadere. Così come sembra stiano per cadere quei grandi panelli che avvolgono il Ciucheba e raccontano le bellezze suggestive che ancora oggi impreziosiscono Castiglioncello. Tutto, in questo luogo, sembra essere in sospeso. In sospeso è la sorte di villa Celestina, tornata allo Stato ma che i cittadini reclamano. Una vicenda che dura da anni. In sospeso la sorte del campo sportivo al cui posto, forse, nascerà un parcheggio. In sospeso i progetti di riqualificazione del Minigolf e del cinema all’aperto le cui gestioni, con tanto di progetto di riqualificazione, sono state messe a bando dal Comune.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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