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sanità

Asl: sull’infarto rischi nella media

di Manolo Morandini
Asl: sull’infarto rischi nella media

L’Azienda Toscana Nord ovest cita i dati della Rete Ima pubblicati dell’Agenzia regionale di sanità

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CECINA. Due numeri ci sono. E qualcosa rivelano dell’orientamento dell’Azienda sanitaria Toscana Nord ovest sulla questione Emodinamica. Quest’ultima li diffonde a precisa domanda del sindaco di Rosignano Alessandro Franchi a seguito di un’interpellanza presentata dal Movimento 5 Stelle sulla rete tempo-dipendente dell’infarto acuto del miocardio (Ima). In breve, non c’è alcun allarme. E aspettando l’11 aprile, giorno del consiglio comunale congiunto dei 16 comuni del maxi distretto Bassa Val di Cecina e Val di Cornia, in cui l’Azienda sanitaria presenterà la proposta di riorganizzazione dei servizi per la salute, sono dati che promettono di rinfocolare il dibattito.

La Rete Ima è in funzione dal 2011 nel territorio dell’ex Asl 6. Da allora è in funzione il sistema Tempre con cui vengono misurati i tempi di ogni fase del percorso del paziente e il monitoraggio dei dati di attività e di esito. Invece, l’appropiatezza e l’efficacia del percorso diagnostico-terapeutico è valutata in base alla mortalità 30 giorni dopo l’evento acuto. “Come riportato dall’Agenzia regionale di sanità (Ars) nell’ambito del programma di osservazione degli esiti, il rischio di morte a 30 giorni per Ima in Bassa Val di Cecina è in linea con il valore regionale: il dato nel 2016 si attesta infatti al 7,47% a fronte del 7,73% rilevato per la Toscana”. Si legge nella lettera a firma della direttrice generale dell’Asl Toscana Nord ovest Maria Teresa De Lauretis. E un’analoga considerazione la fa per la forma più grave di sindrome coronarica acuta, Ima Stemi, per la quale i tempi di intervento e l’efficienza della rete risultano cruciali. “Il dato di mortalità a 30 giorni – scrive De Lauretis – risulta in linea con il valore regionale, nel 2016 è pari all’8,12% rispetto a un valore regionale di 9,08%”.

Insomma, il rischio di morte in Bassa Val di Cecina non è maggiore che altrove. Ma può bastare? Del resto che un problema c’è, al netto dei dati, è scritto nero su bianco nel Piano di Area vasta Nord ovest: “Per la reti Ima: prevedere un progetto per ridurre la variabilità distributiva e dei tempi di percorrenza nella funzione di emodinamica, con particolare riferimento alla zona sud dell’Area vasta, consentendo l’interventistica cardiologica in una sede adeguata, che assicuri il collegamento tra le zone disagiate e le strutture già esistenti in forma integrata”. Ed è la conferma che la Regione Toscana sa benissimo che nella rete tempo-dipendente dell’infarto acuto del miocardio ci sono delle falle o, quantomeno, delle “criticità”.

La prima è di natura geografica. La distribuzione dei laboratori dove si interviene per curare il post infarto è un problema evidente. La concentrazione dei laboratori di emodinamica sulla carta regionale è piuttosto sbilanciata. Ci sono aree come quella fiorentina con 5 laboratori (3 a Careggi, poi Torregalli e Ponte a Niccheri) con Empoli, Prato e Pistoia che hanno le loro sale, o come quella tra Pisa-Livorno Nord e Lucca dove vi sono 4 laboratori nel giro di poco più di 30 chilometri. Difficile far digerire quel buco a sud di Livorno con 140.000 residenti che per eseguire una coronarografia o un’angioplastica devono essere trasportati all’ospedale di Livorno o, se più a sud, a Grosseto.

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