Il Tirreno

EX bandiera del cecina 

Il mondo del calcio in lutto, è morto Giorgio Andolfi

Giorgio Andolfi
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Giorgio Andolfi

Prima ha vestito la maglia rossoblù e poi ha allenato la squadra: aveva 78 anni

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CECINA. Gli amici lo ricorderanno come una persona mite, sorridente e pronta a raccontare gli anni trascorsi in rossoblù durante una cena al mare o al bar dello stadio. Ieri mattina, 6 marzo, è morto Giorgio Andolfi, bandiera del Cecina calcio per decenni oltre che allenatore. Malato da pochi mesi, aveva 78 anni.

È spirato a casa, dove viveva con la moglie Giovanna, insegnante elementare. Il figlio, Michele, lavora fuori città. I funerali si svolgeranno nel pomeriggio di mercoledì, 7 marzo, alle ore 14.45 nella chiesa del cimitero. Molti sono stati i messaggi di cordoglio. «È la figura – dice il vicepresidente dei Veterani sportivi Mauro Guglielmi – che meglio ha rappresentato il calcio a Cecina. Per anni capitano in prima squadra, era elegante e professionale. Alla società ha versato contributi sportivi determinanti, giocando al fianco di Bruno Frassinelli, Loris Rossetti e tanti altri. Senza considerare il periodo in cui è stato tecnico delle giovanili anche a Palazzi e al Palazzaccio e osservatore nei campionati Amatori Uisp.

A nome del sodalizio che rappresento lo ringraziamo». Dipendente alle acciaierie di Piombino, in pensione dal 1990, Andolfi amava il mare e la famiglia. Al Settebello trascorreva le giornate a giocare a carte e a completare i cruciverba, sue grandi passioni. Allo stadio e ai suoi trascorsi da giocatore era affezionato: volentieri ricordava che in via Puccini non aveva mai sbagliato nemmeno un rigore, perché dal dischetto era preciso. Di ruolo libero, aveva il senso della posizione e la non trascurabile capacità di capire in anticipo come si svolgeva l’azione. Per i compagni di spogliatoio era un esempio. «Ci mancherà – commenta con un filo di voce Alberto Lazzerini, attuale direttore sportivo del Cecina – perché era uno di noi. La famiglia rossoblù perde un fratello, una persona speciale. Quando allenavo i professionisti nei primi anni 90, era il nostro accompagnatore ufficiale. Anche quando l’ho affrontato da avversario è sempre stato corretto». Giocava onorando la casacca. Aspetto che, da mister, ha trasmesso ai ragazzi guidati una stagione dopo l’altra. Ci teneva che della società rispettassero i colori e la storia. «Se siamo stati nove anni in serie C – afferma Fabrizio Callai, ex dirigente – il merito è anche suo. Non è stato soltanto un grande giocatore, è stato un caro amico e consigliere nei momenti delicati». Classe 1939, avrebbe compiuto 79 anni il 23 maggio. Un’altra figurina, purtroppo, si stacca dall’album.

Michele Falorni
 

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