Il Tirreno

Biografia firmata da Fabrizio Parrini

di Silvia Quaglierini
Biografia firmata da Fabrizio Parrini

Lo scrittore e poeta cecinese autore di “Cioran”  e ad aprile esce una raccolta di monologhi teatrali

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CECINA. «Ho sempre detto ai miei ragazzi che scrivere può essere doloroso, perché la scrittura può tirare fuori emozioni negative e ti costringe a confrontarti con ciò che non hai capito e che scopri scrivendo». Portatore di queste e altre idee sul mondo della scrittura e dell’arte in generale, è Fabrizio Parrini, cecinese, docente di Storia dell’Arte all’Istituto d’istruzione superiore G. Carducci di Volterra. Insegnante di drammaturgia, autore di monologhi teatrali e di numerose pubblicazioni letterarie in poesia e in prosa, l’ultima delle quali, ”Cioran, l’Angelo sterminatore” (edizioni Clichy) è da poco in libreria. Si tratta di una biografia di Emil Cioran, lo scrittore filosofo rumeno che indagava il divenire dell’esistenza a partire dall’esperienza concreta, quotidiana, vissuta dall’uomo.

Ci parli delle sue origini, del suo percorso letterario.

«Praticamente scrivo da sempre. Il mio primo libro “Canti per la scena” del ’95, l’ho scritto per il teatro. Poi nel ’96 è uscito “Un cavallo nel cielo”, edito da Rizzoli. Racconta della mia esperienza, come animatore, con un gruppo di ragazzi diversamente abili. Ha avuto un successo inaspettato. Nel ’99 ho vinto il premio Montale per la poesia inedita. Negli anni, ho avuto varie collaborazioni con case editrici indipendenti e riviste culturali».

Quali autori hanno contribuito, più di altri, alla sua formazione di scrittore?

«L’autore che, da adolescente, mi ha fatto decidere di iniziare a scrivere è stato senza dubbio Cesare Pavese. Nel 2000, quando ho ricevuto il premio Cesare Pavese, che mi è stato consegnato nella sua casa natale di Santo Stefano Belbo, mi tremavano le gambe per l’emozione».

Cioran, era un uomo tormentato, roso da brucianti interrogativi esistenziali. Come le è venuta l’idea di scrivere un libro su di lui?

«Il mio incontro con Cioran risale a circa sette anni fa, quando lessi per la prima volta “Al culmine della disperazione”. Ne rimasi folgorato, era proprio quello che cercavo. Cioran è un duro caustico, più forte di tutto ciò che avevo letto prima. Quello che scrive è brevissimo, spesso sono aforismi, ma nello stesso tempo scioccante perché scrive della vita vissuta, dell’esistenza dolorosa. Così l’anno scorso, costretto a casa da un periodo di malattia, ho scritto questa biografia su di lui».

Un punto di vista pessimista il suo, quindi, alla Leopardi.

«È vero, Cioran è un autore difficile, un po’ ostico, ma l’ironia che lo accompagna lo salva dal pessimismo. Ad un certo punto della sua vita, poi, si innamora di una giovane ammiratrice tedesca. Questo amore lo rende vulnerabile e gli toglie la forza che aveva raggiunto con il suo pensiero crudele. Così cerca di allontanarla, ma lei irrompe nella sua vita togliendogli anche un po’ di dolore e svelando un Cioran diverso».

Ora sta scrivendo qualcosa di nuovo?

«Ad aprile verrà pubblicato “Poemi sui giganti”, una raccolta di monologhi che ho portato in teatro, mentre a giugno uscirà “Scecspir”: sono brani tratti da opere shakespeariane, i cui personaggi parlano un linguaggio che ho inventato io, un mix di varie lingue, il “fluminense”».



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