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L’economia secondo Gasperini

L’economia secondo Gasperini

«Si è creato del terrorismo mediatico sulla Flat-Tax»

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CECINA. «Mettere le mani in tasca agli italiani, strangolandoli con politiche di austerità e innalzando la pressione fiscale, ha generato tredici trimestri di recessione – afferma Lorenzo Gasperini, candidato alla Camera nel collegio uninominale Toscana 2 –. Una scellerata politica che ha distrutto i consumi attaccando alla radice il meccanismo della domanda e dell’offerta». Che prosegue: «Il Partito Democratico, forse malcelando una certa invidia per la straordinaria proposta di Armando Siri, adesso crea del terrorismo-mediatico sulla Flat Tax». E mette sul tavolo alcuni esempi. «Un professore in pensione con un mensile di 2.240 euro arriverebbe a circa 2.500 e un lavoratore part-time con un emolumento di 650 euro potrebbe arrivare a circa 820 mensili».

Gasperini sottolinea che «Sono ben 18.500.000 i contribuenti a cui viene applicata l’aliquota del 23% e 13.000.000 quelli a cui viene applicata anche l’aliquota del 27%. Ed è proprio per loro che abbiamo intenzione di alzare a 12.000 euro la No-Tax Area e di abbattere l’aliquota ai famosi 15 punti percentuali. È un provvedimento universale che va a interessare praticamente tutti. Un provvedimento che non va visto nel suo costo applicativo, peraltro già con coperture individuate, ma nei suoi effetti. Ovvero stimolare il meccanismo della domanda che genererà commercio, stimolerà la produzione, creerà posti di lavoro, produrrà benessere».

Critico sulle politiche di Pd e Scelta civica. «Partiti che hanno partorito leggi come la Fornero, che hanno avuto come effetto la distruzione della domanda interna e il dimezzamento del potere d’acquisto, favorendo la domanda di prodotti paccottiglia di importazione a discapito delle imprese italiane. Limitare questi assurdi della globalizzazione è il nostro obiettivo. Lo faremo liquidando con i Mini Bot i debiti della Pubblica amministrazione, riaprendo il commercio con la Russia, inibendo la Bolkenstein e agendo con dazi mirati che vadano a ribilanciare la concorrenza commerciale fondata, non sulla qualità del prodotto, ma sulle condizioni di lavoro e sul salario di chi l’ha prodotto».

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