Attenzione
Nessun ente controlla le dichiarazioni
Il polverone che investe Giamila Carli parte da un’azione congiunta delle opposizioni di centrodestra nei consigli provinciali di Pisa e Livorno
Il polverone che investe Giamila Carli parte da un’azione congiunta delle opposizioni di centrodestra nei consigli provinciali di Pisa e Livorno che con una interrogazione fotocopia chiedono la verifica dei titoli di studio dichiarati nei curriculum dai consiglieri in carica. Anche la risposta in burocratese che ricevono è analoga: “Il controllo in generale del contenuto dei curricula e in particolare dei titoli di studio non è stato effettuato in quanto non previsto, estrinsecandosi l’attività dell’amministrazione esclusivamente nell’acquisizione e nella relativa pubblicazione”. Lo spunto è i passo falso della ministra Fedeli. «È servito del tempo per raccogliere i dati e constatare che la documentazione di Giamila Carli non corrisponde alla realtà», afferma Benito Gragnoli, consigliere provinciale di Centrodestra perla provincia di Livorno, che ha lavorato gomito a gomito con i colleghi pisani della lista La Comunità i territori. «Carli si assumerà le sue responsabilità rispetto a quanto ha dichiarato – prosegue –. Da parte nostra chiediamo che restituisca gli emolumenti che ha percepito tra il 2002 e il 2004 quando sedeva nel consiglio di amministrazione di Asatrade Srl e dal 2007 al 2009 in qualità di presidente del Cda dell’Azienda farmaceutica cecinese Srl, incarichi per i quali erano richieste una comprovata capacità e competenza anche come titolo di studio. E che corregga i curriculum che ha mandato in giro in tutti questi anni in cui si è dichiarata laureata».
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