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La sindaca Pd smascherata sulla laurea: "Ho commesso un errore grave, ma..."
In una lettera aperta a Il Tirreno la sindaca di Santa Luce, Giamila Carli, ammette l'errore perpetuato a cominciare dalla scelta fatta ventinove anni fa di dichiararsi laureata in legge
Dagli anni ’90 ha falsificato il curriculum con il titolo accademico. Giamila Carli, Pd, rimette il suo mandato politico ma non lascia la carica di sindaca. Ecco la sua lettera al Tirreno
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C’è una storia in questa storia. Una storia che inizia ventinove anni fa, un momento di “buio” che ha segnato cuore e anima, la depressione legata ad un “distacco” e la paura di affrontare la mia famiglia. Una paura che diventò una “prigione”. Avevo sostenuto 17 esami alla facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo pisano, ero da sei anni una giovane consigliera comunale a Santa Luce e quattro anni dopo sarei stata eletta sindaco per la prima volta. Quell’impegno politico, allora, mi salvò dal “male di vivere” , ed a quell’impegno politico ho dedicato la mia vita.
Quella formazione, incompleta, mi è servita a formare competenza, a coniugare dedizione ed esperienza, disponibilità al servizio, e soprattutto mi è servita a capire che per servire il bene e l’interesse pubblico bisogna coniugare conoscenza e umanità. Ho commesso un errore, grave, che affronterò responsabilmente, ma non ho mai utilizzato quel titolo a fini personali, e non ne ho mai fatto sfoggio. Non esiste una Giamila diversa da quella che avete sempre conosciuto e che conoscete, per le cose fatte e i rapporti umani tessuti.
Chiedo scusa a tutti, per aver contravvenuto alla dovuta trasparenza. In primo luogo al mio partito, il Pd, alla mia comunità, al mio gruppo consiliare, ai miei dipendenti, da sempre colleghi preziosi, ai giovani ai quali non sono stata d’esempio, a coloro che mi sono vicini. So di avervi delusi, ma non vi ho traditi perché la fiducia che avete riposto in me è sempre stata spesa, solo ed esclusivamente, al servizio della collettività.
Rimetto il mio mandato politico nelle mani del segretario provinciale del Pd per evitare facili strumentalizzazioni, oggi che la politica è più incline al fango e al dossieraggio piuttosto che al merito e alla sostanza dei contenuti. Intendo restare al mio posto di sindaco eletto, responsabilmente, perché quell’errore non cancella la mia lunga storia politica fatta di impegno, credibilità, capacità amministrativa e organizzativa, lealtà e servizio. Nel 2016 ho trovato un Comune in pre dissesto, con una situazione economico finanziaria preoccupante e un grave indebitamento; politicamente ingestito e fuori controllo.
Oggi, grazie a una rigorosa gestione amministrativa e a un oculato indirizzo politico, la situazione è in via di risanamento, Santa Luce ha recuperato la sua dignità istituzionale e di comunità. In quasi due anni di mandato, molte sono le cose programmate in ottica pluriennale, altre quelle avviate in materia di pianificazione urbanistica, scuola, decoro urbano, servizi, promozione e sviluppo del territorio e politiche ambientali. Ci sono ancora questioni pregresse, non affrontate, non adeguatamente valutate e ingestite, che hanno bisogno di urgenti decisioni politiche.
Lasciare sarebbe un enorme danno per l’ente e per i cittadini. Avevo assunto un impegno e lo manterrò; risanare una difficile situazione e formare una nuova e rinnovata classe dirigente in grado di fare, nel futuro, il bene della comunità. Sarò giudicata per la responsabilità a cui sono stata chiamata, per il compito svolto, per le cose fatte e per i risultati conseguiti.
Concludo questo mio personale “25 Aprile” con una frase di Cesare Pavese che rappresenta bene il senso del mio lungo impegno: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo e che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. E ora ha da passà’a nuttata.
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