Sicurezza
Il permesso del 1911 salva l’opera marina
Lo scivolo per le barche dichiarato abusivo da Comune e Tar Ma il Consiglio di Stato: ha un’autorizzazione di cento anni fa
CASTIGLIONCELLO. Il Comune ne era certo e allo stesso modo il tribunale amministrativo. Entrambi convinti che quello scivolo, grande più o meno sette metri scavato in parte nella roccia, non avesse alcun titolo per esistere: non rientrava, secondo i due enti, neanche nelle antiche autorizzazioni rilasciate alle strutture balneari nate lungo le rive di Castiglioncello. Invece, l’autorizzazione c’era eccome. È datata 1911 e nonostante la normativa sia drasticamente cambiate in materia, quella rampa resta pur sempre un’opera regolarmente autorizzata. Così ha deciso il Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso presentato dai titolari della struttura, fermando la demolizione e condannando l’amministrazione comunale a pagare oltre 3.000 euro per le spese di giudizio.
Sono le famose concessioni di oltre un secolo fa, di cui godono anche alcuni stabilimenti balneari lungo la costa. Quella in questione risale al 1911 e autorizza di fatto l’esistenza di questo scivolo per le barche realizzato, con tanto di scala in pietra e corrimano, su una scogliera non distante dal confine con il demanio marittimo. Intorno al 2010, però, durante una serie di verifiche sul litorale, il Comune di Rosignano Marittimo è convinto di aver trovato delle irregolarità legate a quella struttura: in buona sostanza, sostiene che lo scivolo è stato costruito dopo il 1911 e quindi non rientra nella concessione. Da qui, parte dagli uffici del municipio l’ordinanza che ne impone la demolizione. I proprietari però si oppongono a questa decisione, impugnando il provvedimento di fronte al Tar dove sostengono che l’amministrazione non ha presa in giusta considerazione la documentazione in oggetto. Il tribunale amministrativo però dà ragione al Comune e alla sua ricostruzione, confermando l’ordine di demolizione dello scivolo e del resto della struttura.
La battaglia però è tutt’altro che finita: i proprietari arrivano in secondo grado e portano la questione di fronte al Consiglio di Stato. Ed è qui che trovano soddisfazione. «Dall’analisi della documentazione emerge la carenza di un’adeguata istruttoria», si legge nella sentenza dei giudici romani, che rimarcano «l’esistenza di un titolo di assenso alla realizzazione dei manufatti in questione». Quello del 1911, appunto. E nonostante abbia più di cento anni, resta ancora valido a tutti gli effetti, salvando così lo scivolo dalla demolizione.
Alfredo Faetti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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