Sicurezza
Uccisa dall'ex marito: «Una tragedia annunciata». Ecco la rabbia dei compaesani
Nibbiaia è avvolta nel lutto, amici e conoscenti: «Doveva essere tutelata». Il primo pensiero alle due figlie piccole: «Francesca si era fatta forza per loro»
NIBBIAIA. «Lui non ha mai accettato che lo avesse lasciato. È sempre stato geloso, poi sono arrivati i problemi». Silvia Giacomelli, titolare del bar “Dalle bimbe” in piazza Mazzini, è un’amica d’infanzia di Francesca Citi. Mentre parla abbassa la testa e si passa ripetutamente le dita sugli zigomi, come a voler prevenire quelle lacrime che trattiene per non arrivare a gridare il suo dolore. «Io forse ancora non me ne rendo conto - dice - L’ho vista domenica sera, dopo che era tornata dalla montagna con le bimbe, che erano tutta la sua vita. Ha preso le pizze e le ha portate a casa. Ultimamente era più serena, aveva un nuovo compagno, nonostante tutti i problemi che aveva avuto in passato era una donna solare e reattiva».
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Nel silenzio gelido di una mattina invernale il commento che risuona ai margini della piazza di Nibbiaia, dove le poche persone di passaggio si muovono come fossero immerse in una bolla senza tempo, è che questa tragedia poteva essere evitata. «Francesca aveva avuto il coraggio di denunciarlo - racconta Ombretta Citi, dipendente della Coop locale dove la madre uccisa martedì mattina dall’ex andava a fare la spesa - e ha cercato di tutelarsi da sola, ma non è bastato. La legge non è stata dalla sua parte, doveva essere difesa. È stata aiutata dai suoi familiari, ma non ha avuto le tutele che in questi casi sono necessarie». Secondo i paesani per salvare Francesca poteva essere fatto qualcosa in più. «Non è stata difesa bene - spiega Antonella Cantini, una residente - È chiaro che se un uomo è agli arresti domiciliari per aver tormentato l’ex moglie deve essere controllato meglio. Il caso va seguito con attenzione».
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Dello stesso parere anche Rossana Franceschi, un’altra cittadina che cammina ai margini della piazza, come a non voler intaccare il silenzio ovattato che è calato sul paese dopo la notizia dell’omicidio-suicidio: «In passato lo hanno sentito dire in giro per il paese “O con me o morta”. È chiaro che la tragedia prevedibile». In pochi riescono a pronunciare il nome di Massimiliano Bagnoli, per parlare di lui i paesani usano giri di parole. «Questa di Nibbiaia - dice Rosanna Orlandi, una donna del posto - è la solita storia di una morte annunciata. Lui era libero di girare e nessuno ha protetto l’ex moglie. Si doveva fare di più». La comunità sembra non avere dubbi: Bagnoli doveva essere tenuto sotto controllo. «È stato ai domiciliari fino a novembre - taglia corto Mario Mannari, del market in centro -, chi l’ha fatto uscire evidentemente ha valutato male. Era ossessionato dal pensiero dell’ex moglie, e mi chiedo se la settimana bianca con il nuovo compagno possa essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso». Gli fa eco Gianfranco Cantini: «Nessuno si sarebbe immaginato una cosa del genere, è vero, ma l’ex marito era stato allontanato perché era molesto e le faceva gli appostamenti. Era una cosa da valutare».
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Ora che una tragedia inaccettabile ha spezzato la tranquillità di Nibbiaia, un borgo che in inverno non arriva a contare più di settecento residenti, il pensiero della gente del posto va alla famiglia di Francesca, e soprattutto alle sue adorate bambine. «Siamo sconvolti - raccontano Benedetta Potenti e Tiziano Giusti, titolari della tabaccheria in piazza -, da quando abbiamo saputo cosa è successo in paese è calato il gelo. Tutti conoscevamo Francesca, era una brava persona, sempre disponibile ad aiutare gli altri. Si era fatta tanta forza per andare avanti con le sue bimbe, le adorava». «Era allegra e sempre solare - Dario Landi, anche lui dipendente della Coop, ricorda la donna uccisa dall’ex marito - veniva con le bimbe a fare la spesa. Ora tutti siamo preoccupati per loro, non possiamo credere che siano rimaste senza i genitori in maniera così tragica».
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