Il Tirreno

il caso 

Mise sul lastrico tredici famiglie, a processo i parenti del commercialista morto

di Alfredo Faetti
Mise sul lastrico tredici famiglie, a processo i parenti del commercialista morto

Respinta l’istanza di messa alla prova per la madre e il fratello di Luca Moretti che avrebbe fermato i risarcimenti

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CECINA. Il rischio era quello di doversi spartire circa 20mila euro in tredici. Tanto avevano offerto gli accusati alle parti civili. Un’offerta di risarcimento «esigua», secondo il giudice, soprattutto in relazione alla «gravità dei fatti». Sono questi i perni dell’ordinanza con cui il tribunale di Livorno ha rigettato l’istanza di messa alla prova per Franca Carugi e Filippo Moretti, rispettivamente madre e fratello di Luca Moretti, il commercialista che ha fatto sparire i soldi di pagamenti e tasse dei suoi clienti. E grosso modo, parliamo di svariate centinaia di migliaia di euro. Un caso esploso nel 2012 a seguito del suo suicidio e che rischia di mandare sul lastrico tredici famiglie.

Sono state sedici le famiglie coinvolte in questo scandalo: tre hanno trovato un accordo con la controparte, mentre le altre si sono costituite parti civili, riunitesi nel comitato “Clienti studio Moretti” assistito dall’avvocato Marco Musotto, che segue il procedimento penale aperto alla fine del 2016. Imputati la mamma e il fratello del commercialista: Carugi, oggi pensionata ma all’epoca dei fatti funzionaria dell’Agenzia delle Entrate di Livorno, e Filippo Moretti, che collaborava nello studio di Luca, rinviati a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita in concorso. La prima mossa del loro avvocato difensore, Roberto Nuti, con studio a Milano e a Cecina, è stata l’istanza di messa alla prova: un istituto processuale in base al quale l’imputato viene affidato all’ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) per lo svolgimento di un programma di rieducazione «che preveda come attività obbligatorie l’esecuzione di lavoro di pubblica utilità» in favore della collettività. La discussione dell’istanza, in agenda per il marzo scorso ma poi rinviata, si è tenuta ieri mattina con grande apprensione da parte delle famiglie coinvolte, dato che un suo accoglimento non solo avrebbe fatto decadere il reato e ridotto a un risarcimento complessivo di circa 20mila euro, ma avrebbe anche comportato la sospensione delle sanzioni comminate dall’Agenzia delle Entrate, ottenuta dall’ex sindaco Stefano Benedetti insieme alla Prefettura per evitare la beffa alle vittime della truffa, già compromesse dal danno.

Il Tribunale di Livorno però non ha rigettato l’istanza e ora la vicenda si avvia verso il processo vero e proprio: la prima udienza dibattimentale è in agenda per il 21 giugno e porterà a decidere il destino dei parenti del commercialista e, nel caso di una condanna, alla stipula di un risarcimento più consistente.

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