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Addio a Villa San Giovanni: «Mai stati aiutati, chiudiamo l’ospizio»

di Alfredo Faetti
Addio a Villa San Giovanni: «Mai stati aiutati, chiudiamo l’ospizio»

Il 15 febbraio la casa di riposo cesserà l’attività dopo le sentenze del Tar. La società accusa il Comune e ringrazia le famiglie

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ROSIGNANO. Il prossimo 15 febbraio sarà la fine di una lunga storia. Sei anni di attività, decine di ospiti soddisfatti così come le rispettive famiglie, referenze qualificate che all’improvviso non sono andate più bene. «A febbraio la commissione Asl ha detto che tutti i criteri erano stati soddisfatti, dopo l’estate invece ci hanno attaccato in tutti i modi», dice Caterina Farinelli, rappresentante legale della Dotto srl, la società a capo di Villa San Giovanni. «E il Comune - aggiunge - ci ha negato ogni tipo di collaborazione, alla faccia della buona amministrazione». La casa di riposo chiuderà i battenti a seguito delle sentenze del Tar, che però «non è mai voluto entrare nel merito», continua l’avvocato, facendo intendere che i sassolini nella scarpa sono tanti e si fanno sentire.

Gli ospiti sono già stati trasferiti nei giorni scorsi in altre strutture. Anziani e personale si sono salutati facendo del pianto uno sfogo necessario e non un imbarazzo, mentre i dipendenti (nove in tutto) sono stati informati che l’attività sarà chiusa. «Gente che aveva acceso mutui contando su questo lavoro», continua Farinelli. Ma cos’è successo? Ci sono stati quei sopralluoghi di Asl e Nas, che hanno contestato la presenza di persone non autosufficienti nella struttura, mentre le autorizzazioni della Dotto srl si limitano ad autosufficienti e parzialmente tali. «Solo che non ci sono mai state persone non auto sufficienti - continua l’avvocato - Il punto è che si sta equiparando l’accompagnamento (che può essere attivato anche per un semplice diabete) alla non autosufficienza. Non hanno mai contestato l’autorizzazione, perché non ne avevano modo». I sopralluoghi comunque hanno portato alle ordinanze del Comune: la prima imponeva un adeguamento e in caso di mancato adempimento (la seconda) la chiusura. «Per l’adeguamento hanno imposto cinque giorni per esprimere la volontà di seguire un progetto da 450mila euro, da presentare in modo esecutivo nel giro di un mese. Solo che per la sola attivazione di un mutuo servono novanta giorni», fa notare Farinelli. La Dotto srl ha pure inviato diverse mail, sia all’Asl sia al Comune, per chiedere informazioni sul progetto di adeguamento. «Occorreva un parere tecnico, ma nessuno ci ha mai risposto - spiega l’avvocato - Questo fa ben intendere quanto sia mancata ogni forma di collaborazione».

Da qui, la palla è passata al Tar, dove la società ha impugnato le ordinanze, allegando i certificati medici dei pazienti per dimostrare che non si tratta di casi di non autosufficienza. Non solo: nel mentre gli ospiti sono stati portati anche in sala consigliare durante l’assise, per dimostrare le loro funzionalità. Ma non è servito a nulla. «Il Tar non è voluto entrare nel merito, neanche su indicazione del Consiglio di Stato - riprende Farinelli - Abbiamo chiesto una ctu, un agente terzo insomma, ma ci è stato negato. Gli ospiti non sono stati neanche visitati prima della sentenza».

Nessuno insomma ha aperto una porta a Villa San Giovanni, che invece, dal canto suo, negli ultimi sei anni ne ha aperte tante. «Ormai siamo scoraggiati ad andare avanti, chiudiamo», conclude Farinelli, congedandosi con un grazie e tutti coloro che l’hanno accompagnata in questo cammino. «Ringraziamo tutti gli ospiti e le loro famiglie che hanno contribuito alla crescita di Villa San Giovanni, per le emozioni e la fiducia che ci hanno saputo regalare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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