Il Tirreno

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Vuota e sporca, la stazione chiede aiuto

di Alessandra Bernardeschi
Vuota e sporca, la stazione chiede aiuto

Nessun comfort per i viaggiatori, incuria  e scritte sui muri. E ora anche gli alberi tagliati 

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CASTIGLIONCELLO . La stazione ferroviaria di Castiglioncello inaugurata nel 1910, a differenza di altre costruzioni decisamente più anonime, aveva la sua identità: un edificio con tetto smerlato che riprendeva stilisticamente quello del castello Pasquini, un ampio giardino alberato pieno di fiori e panchine realizzate a mano, una biglietteria con edicola interna e ampia sala d’aspetto. Oggi, questo edificio che per anni ha salutato i turisti o proprietari di ville che arrivavano a Castiglioncello da Roma o dalle città del nord Italia per trascorrere al mare un’intera stagione, offre un immagine desolante. Degli alberi, pini, cipressi e palme (quest’ultime abbattute recentemente perché infettate da punteruolo rosso) che ombreggiavano il vasto giardino sono rimasti solo dei ceppi a ricordo della loro presenza. Di lato, appoggiato al muro di recinzione, un cumulo di ramaglie. Di fiori, neanche parlarne, qualche rosa che necessita di cure. In mezzo all’erba alta, nel giardino più discosto dall’edificio centrale, un tombino rotto, una coperta colorata che forse serve a riparare dal freddo di qualche senzatetto che si aggira nei dintorni. Lungo il marciapiede piastrelle di cemento divelte che possono creare pericolo soprattutto nelle ore più buie. L’edificio centrale, quello che prima era la biglietteria e sala d’aspetto, nonostante il cartello giallo che lo indichi come sede di informazione turistica con tanto di targa del Comune di Rosignano Marittimo, è chiuso.

Accanto una cassetta delle poste la cui ruggine si è mangiata il tipico colore rosso. Tutto l’edificio costruito a mattoncini rossi è sporco; i decori alle porte e alle finestre, le torrette e gli abbellimenti architettonici si stanno sgretolando nell’indifferenza che dura da anni. notte le persiane al primo piano. L’unica stanza rimasta aperta è la piccola sala d’aspetto: una decina di poltroncine di metallo anonime e una biglietteria automatica. Nessuno che possa dare un’informazione.

Nessun comfort per il viaggiatore. Camminando oltre, verso Portovecchio, bottiglie di birra sparse in terra, costruzioni sfregiate da scritte. Il sottopasso ferroviario porta al binario due, al parcheggio di via Abbati e al castello Pasquini.

«Molte notti questo luogo è rifugio per due persone», dicono alcuni testimoni. Non ci sono scritte sui muri ma in alto, sul soffitto, da una crepa scende vistosa una infiltrazione d’acqua mista a ruggine. Cestini di immondizia pieni, scalini rotti, qualche lattina, in terra. Aggirandoci attorno alla zona non è possibile non notare che non è solo la Stazione di Castiglioncello che necessita di interventi di riqualificazione anche straordinaria visto che, nel nuovo progetto di viabilità urbana, sarà destinata ad essere la porta di ingresso della pista ciclabile Tirrenica. Attraversando la via Aurelia, prima di imboccare le scale per la pineta Marradi, gli occhi cadono sull’unica pensilina che dovrebbe essere utilizzata da chi attende l’autobus. Pensilina alla quale manca gran parte della copertura trasparente, con i vetri laterali rotti. Un immagine di incuria e desolazione che non si confà con il richiamo turistico di Castiglioncello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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