Il Tirreno

I negozianti si spaccano sul trasloco dei banchi

di Alfredo Faetti
I negozianti si spaccano sul trasloco dei banchi

Esercenti furiosi nelle vie che saluteranno l’allestimento: «Sarà una zona morta» In centro invece molti esultano, anche se c’è qualche dubbio: «Funzionerà?»

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CECINA. Il confine del malcontento è l’incrocio da via Don Minzoni e corso Matteotti. Sui vari angoli ci sono una filiale di Unicredit, un negozio di moto e un fondo vuoto: a loro probabilmente poco importa se il mercato sarà trasferito in centro o meno. Ma spostandosi nelle vie che da qui si snodano, gli umori sono agli antipodi. Chi dovrà salutare i banchi è furioso e si scaglia contro il Comune, togliendosi anche qualche vecchio sassolino dalla scarpa; chi invece sarà destinato ad abbracciarlo sorride soddisfatto, immaginando che il martedì ci sarà un bel po’ più di movimento. Quest’incrocio segna insomma un bivio: verso sud c’è rabbia e timore, verso il centro speranza ma anche qualche dubbio.

CHI SALUTA Qualche decina di metri dall’incrocio c’è una tabaccheria. «Il martedì da noi c’è molta gente, ora ne verrà meno della metà», dice la titolare Sandra Borri. «Non credo neanche che risolva il problema della sicurezza, che è poi il motivo per cui il Comune vuole spostare il mercato. I negozi del centro hanno mandato via il mercato tanti anni fa e noi lo abbiamo accolto e si è instaurato un ottimo rapporto con gli ambulanti. Ora invece questo tratto di via Matteotti sarà una strada morta». Le identiche parole che usa Marilena Guerrieri, dell’edicola accanto. «È sbagliato: si vuol portare tutto in centro. Dopo gli eventi, ora anche il mercato - dice - Ma anche in queste zone ci sono molti negozi. A loro il Comune non pensa?» . «No, non ci pensa», fanno eco i coniugi Pratesi nel bar Italia, intestato al figlio. «Le tasse le paghiamo anche noi come i negozi del centro ma non veniamo considerati allo stesso modo - dicono - Non ci fanno neanche il marciapiede davanti al bar: avevano promesso che ci avrebbero pensato nel ‘94 e siamo sempre qui. Uno potrebbe pensare anche a un gazebo, ma così è inutile». L’amaro è palpabile anche nelle vie limitrofe. «Il martedì era un punto di riferimento ormai: il lunedì facevamo i carichi per la mattina. Ora cambierà tutto», dice Cristiana Cioni della Super & Tuscans, che si occupa di vino sfuso in via Pietro Gori. Idem Livio Buffa, panettiere in via Cipriano. «Dopo 12 anni la gente ti conosce e diventi un punto di riferimento - dice - Ora non so se tornerà».

CHI ABBRACCIA Da piazza Guerrazzi in poi la musica è completamente diversa, anche se qualche voce stona dal coro. Sono soprattutto le boutique con vestiti griffati in vetrina, timorose che il mercato possa intaccare la cornice del centro. Ma i dubbi li hanno anche altri. «Non so se funzionerà, vedremo - dice Filomena Abbagnale che ha un negozio di tessuti su corso Matteotti, non distante dal Duomo - Per me non cambia molto». C’è invece chi vede il trasferimento come un passaggio naturale. «Il mercato torna a casa, nella traduzione - dicono Silvia Frediani e Sonia Paternostro - Qua è già zona pedonale, non capisco perché non l’abbiano trasferito prima». La stessa speranza per un maggior afflusso arriva anche dalle altre vie del centro. Tra queste c’è via Cavour. «Chi viene al mercato poi dà sicuramente uno sguardo anche negozi: noi vendiamo scarpe da bambini, un prodotto particolare, può essere un’occasione per farci conoscere», dice Roberta Santini. Nel negozio d’abbigliamento accanto, Jessica Carannante ribadisce: «Porterà più giro e questo non può che far bene al commercio». Martina Di Donato, altro negozio di abbigliamento, è certa che «il martedì ci sarà più lavoro per tutti». Risalendo lungo viale Matteotti l’umore è per tutto lo stesso fino al Bar Napoli, davanti all’incrocio con via Marrucci, dove finirà il mercato secondo la proposta. «Chi aveva il negozio vent’anni fa racconta che con il mercato il lavoro era il doppio - dice una delle titolari Alessandra Cardella - Speriamo che abbia ragione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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