Sicurezza
La storia
Scrive al sindaco di Firenze contestando l’assunzione della figlia del giudice
SASSETTA. «Noi sassetani abbiamo la testa alta», dice Carolina Martelli, 28 anni, diploma al Liceo Fermi di Cecina e laurea in Giurisprudenza all’Università di Firenze.
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SASSETTA. «Noi sassetani abbiamo la testa alta», dice Carolina Martelli, 28 anni, diploma al Liceo Fermi di Cecina e laurea in Giurisprudenza all’Università di Firenze, con il massimo dei voti e la lode. Porta la sua firma la lettera aperta, pubblicata da il Fatto quotidiano, con cui striglia il sindaco di Firenze Dario Nardella per l’assunzione a chiamata diretta di Celeste Oranges, la figlia di Acheropita Mondera Oranges, il giudice alla guida della Procura della Corte dei conti della Toscana. Il sindaco della città metropolitana dopo che si sono accesi i riflettori sul caso taglia corto: «Abbiamo rispettato tutte le regole». Le forze politiche di opposizione non sono dello stesso avviso, il magistrato chiese l’archiviazione di un’indagine su Matteo Renzi. Legge del caso e prende carta e penna Carolina Martelli non solo per esprimere tutta la sua indignazione ma per presentare i suoi titoli e candidarsi al ruolo, investito con nomina diretta dalla dottoressa Oranges.
«Quella lettera di sfogo e provocazione credo che dia voce a ciò che pensano tanti laureati dell’Università di Firenze», dice la dottoressa Carolina. La sua è una storia di impegno e determinazione che nel 2014 l’ha portata alla laurea in legge. E a vincere il bando per la pratica forense presso l’Avvocatura regionale della Regione Toscana «dove ho trascorso 18 mesi completando l’excursus obbligatorio per sostenere l’esame di Stato», racconta. Poi a settembre dell’anno scorso, «due gravi lutti familiari mi hanno costretta ad abbandonare la professione legale per cercare un lavoro proficuo a mantenere me, mia madre e mio fratello; insomma, niente esame di Stato per me, d’altra parte si sa – e se non lo sa glielo dico io – per poter fare l’avvocato al giorno d’oggi o sei figlio di avvocato o sei figlio di un pezzo grosso di Banca Etruria». Il riferimento è a Maria Elena Boschi.
Quell’assunzione a chiamata diretta non le va giù. Nonostante lavori a tempo pieno come dipendente di una banca all’ufficio legale per il recupero dei crediti non performanti. «Io non sono figlia di un procuratore della Corte dei conti, io sono figlia di una professoressa di Italiano e di un ex dipendente comunale; sono figlia di una laurea con il massimo dei voti pagata a forza di sparecchiare tavoli; sono figlia del sacrificio e della passione per le materie che ho studiato. Sono figlia della rassegnazione e della soddisfazione di aver sempre ottenuto il massimo dei voti con la mia sola forza». E si rivolge provocatoriamente a Nardella: «Stante che nella nomina vi è indicato come vago requisito la ricerca di “una figura specializzata in ambito giuridico” le invio il mio curriculum perché credo che anche il mio profilo possa essere adatto al ruolo».
«Quella lettera di sfogo e provocazione credo che dia voce a ciò che pensano tanti laureati dell’Università di Firenze», dice la dottoressa Carolina. La sua è una storia di impegno e determinazione che nel 2014 l’ha portata alla laurea in legge. E a vincere il bando per la pratica forense presso l’Avvocatura regionale della Regione Toscana «dove ho trascorso 18 mesi completando l’excursus obbligatorio per sostenere l’esame di Stato», racconta. Poi a settembre dell’anno scorso, «due gravi lutti familiari mi hanno costretta ad abbandonare la professione legale per cercare un lavoro proficuo a mantenere me, mia madre e mio fratello; insomma, niente esame di Stato per me, d’altra parte si sa – e se non lo sa glielo dico io – per poter fare l’avvocato al giorno d’oggi o sei figlio di avvocato o sei figlio di un pezzo grosso di Banca Etruria». Il riferimento è a Maria Elena Boschi.
Quell’assunzione a chiamata diretta non le va giù. Nonostante lavori a tempo pieno come dipendente di una banca all’ufficio legale per il recupero dei crediti non performanti. «Io non sono figlia di un procuratore della Corte dei conti, io sono figlia di una professoressa di Italiano e di un ex dipendente comunale; sono figlia di una laurea con il massimo dei voti pagata a forza di sparecchiare tavoli; sono figlia del sacrificio e della passione per le materie che ho studiato. Sono figlia della rassegnazione e della soddisfazione di aver sempre ottenuto il massimo dei voti con la mia sola forza». E si rivolge provocatoriamente a Nardella: «Stante che nella nomina vi è indicato come vago requisito la ricerca di “una figura specializzata in ambito giuridico” le invio il mio curriculum perché credo che anche il mio profilo possa essere adatto al ruolo».
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