Sicurezza
Il Consiglio di Stato dà ragione al Comune su Villa San Giovanni
di Alfredo Faetti
Confermata l’ordinanza sull’adeguamento della struttura che avrebbe ospitato non autosufficienti senza averne titolo
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ROSIGNANO. Il primo round è chiuso e se lo è aggiudicato l’amministrazione comunale. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dalla Dotto srl su Villa San Giovanni, confermando la sentenza in primo grado del Tar ritenendo fondata l’ordinanza del Comune che aveva imposto, su mandato di Asl e dei Nas, l’adeguamento alle autorizzazioni legate alla struttura. Ma per i diciotto ospiti della Villa, così come il personale, non è ancora tempo di fare le valige, dato che c’è un altro procedimento amministrativo in corso, basato su una seconda ordinanza (questa volta di chiusura), che dovrebbe essere discussa la prossima settimana.
È un caso tanto tecnico quanto delicato quello di Villa San Giovanni a Rosignano, finora percorso su due strade parallele basate su altrettante ordinanza. Una di queste è giunta al termine giovedì, quando i giudici romani hanno respinto il ricorso della società alla guida della struttura: la Dotto srl. «Non sono emersi elementi determinanti per escludere ragionevolmente che la struttura ospitava persone non autosufficienti», si legge nella sentenza, che tradotta in parole povere vuol dire: non ci sono elementi che dimostrino che gli ospiti non siano effettivamente non autosufficienti. Il nocciolo è proprio questo: Villa San Giovanni è autorizzata a ospitare esclusivamente persone autosufficienti e parzialmente autosufficienti, ma non non autosufficienti. Durante i controlli effettuati nei mesi scorsi, invece, l’Asl e i Nas hanno riscontrato quindici ospiti rientranti nell’ultima categoria: da qui la segnalazione in Comune, che a ottobre ha dovuto come soggetto attuare emanare un’ordinanza che imponesse l’adeguamento della struttura alle autorizzazioni ad essa rilasciate, trovando la ferma opposizione della Dotto, sicura che gli attestati dell’Asl siano infondati. Una convinzione talmente profonda che a fine dicembre c’è stato un blitz durante il consiglio comunale, con l’ingresso in sala di una decina di ospiti con tanto di targhetta “Villa San Giovanni è casa mia”. «Se sono non autosufficienti come hanno fatto a venire fin quassù?», è stata la domanda provocatoria dell’avvocato della Dotto Caterina Farinelli, rivolta in particolar modo al sindaco Alessandro Franchi. Intanto però il Tar, che in un primo momento ha sospeso l’ordinanza, ha dato ragione al Comune. E mentre la Dotto è ricorsa al Consiglio di Stato contro questa sentenza, l’amministrazione ha emesso una seconda ordinanza, imponendo questa volta alla società di chiudere bottega.
Eccole dunque le due strade parallele. La prima, quella sul pronunciamento del Tar, ha trovato il suo epilogo giovedì, con la conferma della sentenza in secondo grado. La seconda invece, legata all’ordinanza di chiusura, troverà il suo compito nei prossimi giorni, quando il tribunale amministrativo sarà chiamato nuovamente ad esprimersi sul caso, anche se l’indirizzo sembra tracciato. Solo a quel punto, sarò deciso il destino di Villa San Giovanni, dei suoi ospiti e del personale che ci lavora.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È un caso tanto tecnico quanto delicato quello di Villa San Giovanni a Rosignano, finora percorso su due strade parallele basate su altrettante ordinanza. Una di queste è giunta al termine giovedì, quando i giudici romani hanno respinto il ricorso della società alla guida della struttura: la Dotto srl. «Non sono emersi elementi determinanti per escludere ragionevolmente che la struttura ospitava persone non autosufficienti», si legge nella sentenza, che tradotta in parole povere vuol dire: non ci sono elementi che dimostrino che gli ospiti non siano effettivamente non autosufficienti. Il nocciolo è proprio questo: Villa San Giovanni è autorizzata a ospitare esclusivamente persone autosufficienti e parzialmente autosufficienti, ma non non autosufficienti. Durante i controlli effettuati nei mesi scorsi, invece, l’Asl e i Nas hanno riscontrato quindici ospiti rientranti nell’ultima categoria: da qui la segnalazione in Comune, che a ottobre ha dovuto come soggetto attuare emanare un’ordinanza che imponesse l’adeguamento della struttura alle autorizzazioni ad essa rilasciate, trovando la ferma opposizione della Dotto, sicura che gli attestati dell’Asl siano infondati. Una convinzione talmente profonda che a fine dicembre c’è stato un blitz durante il consiglio comunale, con l’ingresso in sala di una decina di ospiti con tanto di targhetta “Villa San Giovanni è casa mia”. «Se sono non autosufficienti come hanno fatto a venire fin quassù?», è stata la domanda provocatoria dell’avvocato della Dotto Caterina Farinelli, rivolta in particolar modo al sindaco Alessandro Franchi. Intanto però il Tar, che in un primo momento ha sospeso l’ordinanza, ha dato ragione al Comune. E mentre la Dotto è ricorsa al Consiglio di Stato contro questa sentenza, l’amministrazione ha emesso una seconda ordinanza, imponendo questa volta alla società di chiudere bottega.
Eccole dunque le due strade parallele. La prima, quella sul pronunciamento del Tar, ha trovato il suo epilogo giovedì, con la conferma della sentenza in secondo grado. La seconda invece, legata all’ordinanza di chiusura, troverà il suo compito nei prossimi giorni, quando il tribunale amministrativo sarà chiamato nuovamente ad esprimersi sul caso, anche se l’indirizzo sembra tracciato. Solo a quel punto, sarò deciso il destino di Villa San Giovanni, dei suoi ospiti e del personale che ci lavora.
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