Finanza
sanità
Comitato, c’è l’invito a mobilitarsi
«I dati sulla rete infarto chiesti all’Asl sono attesi da sei mesi»
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CECINA. C’è l’invito alla società civile a mobilitarsi «perché per salvare la vita a un infartuato non si può perdere neanche un secondo, figurarci sei mesi», sottolineano il Comitato cittadino per la difesa dell’ospedale e don Reno Pisaneschi.
«Era estate quando il coordinamento cittadino per la difesa dell’ospedale chiedeva di mettete sul tavolo i dati riguardanti la rete infarto e i tempi stretti promessi per fornire risposte concrete sono diventati infiniti. Sono passati oltre sei mesi e i cittadini ancora non hanno diritto di sapere – sottolineano –. Avevamo chiesto di agire in modo trasparente, rendendo pubblici dei semplici dati per sgombrare il campo dalle polemiche politiche e dai campanilismi e poter parlare di quello che interessa ai cittadini: la loro salute». E proseguono: «Dal sindaco di Cecina Samuele Lippi, che con il ruolo di presidente della conferenza di area vasta dovrebbe avere il potere di ottenere dalla Asl i dati, sono continuamente arrivate rassicurazioni e promesse ma nessun dato. Se veramente “la situazione non è allarmante” come dichiarano, perché non rendono pubblici i dati? ». E ancora: «Pare sia stata inutile persino la condivisone della nostra richiesta da parte di tutti i sindaci della zona. La Asl non rende noti i tempi medi di intervento sugli infartuati nelle zone di sua competenza. Dobbiamo concludere che la pianificazione della sanità non è guidata dai bisogni reali dei cittadini, ma probabilmente da meri calcoli politici».
Con l’avvicinarsi delle elezioni, affermano Comitato e don Reno Pisaneschi «vedremo un ulteriore sopravvento della politica nel dibattito perché l’assenza di dati numerici sulla rete infarto, permetterà a ogni parte politica di raccontare la sua “verità” sul funzionamento della cardiologia di emergenza in Bassa Val di Cecina».
C’è poi la questione del primario. «Se venisse confermata l’indiscrezione circa il declassamento della cardiologia di Cecina a unità operativa semplice con il trasferimento del primario a Livorno, avremmo un ulteriore conferma che la smobilitazione dell’ospedale di Cecina non è solo un’ipotesi dei catastrofisti ma è una strategia concretamente attuata in assenza di un progetto reso pubblico. Non è accettabile che chi ha la responsabilità della gestione della rete ospedaliera pubblica e quindi della nostra salute, non risponda a domande semplici e banali come i tempi di percorrenza delle ambulanze che soccorrono un infartuato».
«Era estate quando il coordinamento cittadino per la difesa dell’ospedale chiedeva di mettete sul tavolo i dati riguardanti la rete infarto e i tempi stretti promessi per fornire risposte concrete sono diventati infiniti. Sono passati oltre sei mesi e i cittadini ancora non hanno diritto di sapere – sottolineano –. Avevamo chiesto di agire in modo trasparente, rendendo pubblici dei semplici dati per sgombrare il campo dalle polemiche politiche e dai campanilismi e poter parlare di quello che interessa ai cittadini: la loro salute». E proseguono: «Dal sindaco di Cecina Samuele Lippi, che con il ruolo di presidente della conferenza di area vasta dovrebbe avere il potere di ottenere dalla Asl i dati, sono continuamente arrivate rassicurazioni e promesse ma nessun dato. Se veramente “la situazione non è allarmante” come dichiarano, perché non rendono pubblici i dati? ». E ancora: «Pare sia stata inutile persino la condivisone della nostra richiesta da parte di tutti i sindaci della zona. La Asl non rende noti i tempi medi di intervento sugli infartuati nelle zone di sua competenza. Dobbiamo concludere che la pianificazione della sanità non è guidata dai bisogni reali dei cittadini, ma probabilmente da meri calcoli politici».
Con l’avvicinarsi delle elezioni, affermano Comitato e don Reno Pisaneschi «vedremo un ulteriore sopravvento della politica nel dibattito perché l’assenza di dati numerici sulla rete infarto, permetterà a ogni parte politica di raccontare la sua “verità” sul funzionamento della cardiologia di emergenza in Bassa Val di Cecina».
C’è poi la questione del primario. «Se venisse confermata l’indiscrezione circa il declassamento della cardiologia di Cecina a unità operativa semplice con il trasferimento del primario a Livorno, avremmo un ulteriore conferma che la smobilitazione dell’ospedale di Cecina non è solo un’ipotesi dei catastrofisti ma è una strategia concretamente attuata in assenza di un progetto reso pubblico. Non è accettabile che chi ha la responsabilità della gestione della rete ospedaliera pubblica e quindi della nostra salute, non risponda a domande semplici e banali come i tempi di percorrenza delle ambulanze che soccorrono un infartuato».
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