Toscana
la storia
Dedica al gatto Pino La panchina in piazza porterà il suo nome
di Manolo Morandini
Riparbella, in tanti alla cerimonia in sua memoria L’occasione è stata scelta per adottare lo spazio pubblico
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CECINA. C’è il suo zampino. E non poteva essere altrimenti. Dodici anni non sono pochi. E Pino, il gatto di piazza Marconi, con la sua vita ha lasciato un graffio nei cuori di chi lo ha incontrato. Una presenza costante a Riparbella. Anche nelle foto scattate dalla macchina di Google, per il sistema streetview, chi ha l’occhio allenato scorge una macchia nera. Inconfondibile. È lui, sornione quanto giocherellone. Ignorava i cani quanto al contrario amava stare tra la gente. A cominciare dalla sua padrona, Anna Tamagni. Ed è a lei che si deve quella che più che una cerimonia di commiato per Pino, morto il 30 novembre per una complicazione renale, si è rivelata una festa di strada. Un’occasione d’incontro, per vivere la piazza e promettersi di prendersene cura. E perché no anche facendo memoria dei tanti episodi che si legano al micione nero. Il tutto in modo semplice, affettuoso e spontaneo.
Un mazzo di fiori sulla panchina su cui Pino amava stare steso. Due palloncini, uno nero a forma di gatto l’altro rosso a foggia di cuore, liberati nel cielo di una domenica d’inizio anno. E una targa in metallo con la sagoma del micio fissata su un’asse dello schienale. Quasi un suggerimento a fare conversazione per chi non lo ha incontrato intrattenendosi con chi non rinuncia alla socialità di quello spazio pubblico. «Non è stato un piagnisteo per il gatto», afferma Tamagni. Alza le mani. Prende le distanze dagli eccessi. Nessuna personificazione del gatto Pino. «È stato un modo per ricordare la sua simpatia e ritrovarci tra vicini», dice. Una decina di persone che con le loro abitazioni affacciano sulla piazza. «Ci siamo presi l’impegno di aderire al progetto comunale di cura degli spazi pubblici “Adotta Riparbella” occupandoci di sistemare le tre panchine della piazza – prosegue –. Del resto, qui siamo abituati che se uno si metteva a togliere qualche erbaccia in strada un po’ alla volta si univano altre persone. Ed è un modo prezioso di vivere la comunità. E in questo Pino negli anni è stato spesso motivo di ritrovo o di conversazione».
Chi non ha un animale domestico fatica a capire. «Era una sorta di capo della piazza Pino – racconta la signora Anna –. Se gli dicevi una cosa rispondeva sempre con un miao. Insomma, voleva sempre l’ultima parola. E fino a quando in piazza ci sono state le scuole elementari durante l’intervallo se il gatto non era fuori i bambini venivano a suonare al campanello di casa per invitarlo a giocare con loro».
A proposito della cerimonia in piazza Tamagni sottolinea: «È riuscita come voleva essere: semplice, affettuosa e spontanea. Un’occasione per esserci tutti, i vicini di piazza Marconi e altri amici che alla spicciolata sono arrivati». Che aggiunge: «Bello è stato trattenersi tra vicini a parlare delle panchine che saranno riportate a splendore in primavera e ricordare con allegria le gesta del nostro caro gattone». A salutare Pino sono arrivati in tanti. «A un certo punto basta, abbiamo stappato un buon Valdobbiadene – ricorda la signora Anna –. E alla fine ho sciacquato ben 25 bicchieri». Sarà un caso ma al momento del lancio dei palloni quello a forma di cuore è volato via rapidissimo. L’altro, il gatto nero, no: ha prima fatto un giro in quota sulla piazza. Poi un vento leggero lo ha portato verso il mare.
Un mazzo di fiori sulla panchina su cui Pino amava stare steso. Due palloncini, uno nero a forma di gatto l’altro rosso a foggia di cuore, liberati nel cielo di una domenica d’inizio anno. E una targa in metallo con la sagoma del micio fissata su un’asse dello schienale. Quasi un suggerimento a fare conversazione per chi non lo ha incontrato intrattenendosi con chi non rinuncia alla socialità di quello spazio pubblico. «Non è stato un piagnisteo per il gatto», afferma Tamagni. Alza le mani. Prende le distanze dagli eccessi. Nessuna personificazione del gatto Pino. «È stato un modo per ricordare la sua simpatia e ritrovarci tra vicini», dice. Una decina di persone che con le loro abitazioni affacciano sulla piazza. «Ci siamo presi l’impegno di aderire al progetto comunale di cura degli spazi pubblici “Adotta Riparbella” occupandoci di sistemare le tre panchine della piazza – prosegue –. Del resto, qui siamo abituati che se uno si metteva a togliere qualche erbaccia in strada un po’ alla volta si univano altre persone. Ed è un modo prezioso di vivere la comunità. E in questo Pino negli anni è stato spesso motivo di ritrovo o di conversazione».
Chi non ha un animale domestico fatica a capire. «Era una sorta di capo della piazza Pino – racconta la signora Anna –. Se gli dicevi una cosa rispondeva sempre con un miao. Insomma, voleva sempre l’ultima parola. E fino a quando in piazza ci sono state le scuole elementari durante l’intervallo se il gatto non era fuori i bambini venivano a suonare al campanello di casa per invitarlo a giocare con loro».
A proposito della cerimonia in piazza Tamagni sottolinea: «È riuscita come voleva essere: semplice, affettuosa e spontanea. Un’occasione per esserci tutti, i vicini di piazza Marconi e altri amici che alla spicciolata sono arrivati». Che aggiunge: «Bello è stato trattenersi tra vicini a parlare delle panchine che saranno riportate a splendore in primavera e ricordare con allegria le gesta del nostro caro gattone». A salutare Pino sono arrivati in tanti. «A un certo punto basta, abbiamo stappato un buon Valdobbiadene – ricorda la signora Anna –. E alla fine ho sciacquato ben 25 bicchieri». Sarà un caso ma al momento del lancio dei palloni quello a forma di cuore è volato via rapidissimo. L’altro, il gatto nero, no: ha prima fatto un giro in quota sulla piazza. Poi un vento leggero lo ha portato verso il mare.
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