Attenzione
misericordia di palazzi
Quattro volontari in Vaticano
La squadra impegnata in attività di prevenzione e primo soccorso
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CECINA . Quattro volontari della Misericordia di Palazzi hanno trascorso quattro giorni nella Città del Vaticano alla fine di dicembre, partecipando alle attività di prevenzione e primo soccorso. Un’esperienza non comune, affascinante dal punto di vista professionale e non semplice da ripetere. Daniele Mori, Samuele Filippi, Benedetta Mussi e Alessio Tei, subito dopo Natale, sono saliti sul treno e hanno raggiunto la capitale, oltrepassando l’ingresso dello Stato pontificio e rispondendo così all’invito della Confraternita nazionale, che a turno chiede sostegno alle proprie associazioni.
«Abbiamo incontrato la storia dell’umanità – dicono a una voce Mori e Filippi – lavorando nei circa sette chilometri del percorso culturale divisi in tre squadre e sempre accompagnati dal medico e dal coordinatore generale. Prendevamo servizio dall’apertura dei musei alle ore 8,30 e uscivamo, per tornare in albergo, alle 17,30. Le cifre sono impressionanti, perché i visitatori sono sei milioni l’anno e arrivano da tutto il mondo per ammirare il patrimonio qui custodito, il cui valore è inestimabile». Seguire le procedure, incrociare le guardie svizzere, superare i posti di blocco significa entrare in un altro mondo. Inutile dire quanto la sorveglianza sia capillare.
In meno di un chilometro quadrato, ci sono obiettivi sensibili da sorvegliare e proteggere ogni giorno. «Rimanere in Vaticano – proseguono – per un periodo abbastanza lungo è un privilegio. Conoscendone le particolarità dall’interno, lo abbiamo apprezzato di più, valutandone ogni aspetto e lasciandoci stregare dal fascino di luoghi unici».
Per i volontari di Palazzi era la prima volta. Alle competenze personali acquisite con i corsi, tra cui l’inglese, hanno sommato il buonsenso e i consigli che la coordinatrice nazionale della Misericordia Rossella Errede ha dato loro non appena sono arrivati in San Pietro. «Siamo tornati a casa – hanno raccontato al governatore Massimo Bianchi – arricchiti dal lato organizzativo e professionale».
Michele Falorni
«Abbiamo incontrato la storia dell’umanità – dicono a una voce Mori e Filippi – lavorando nei circa sette chilometri del percorso culturale divisi in tre squadre e sempre accompagnati dal medico e dal coordinatore generale. Prendevamo servizio dall’apertura dei musei alle ore 8,30 e uscivamo, per tornare in albergo, alle 17,30. Le cifre sono impressionanti, perché i visitatori sono sei milioni l’anno e arrivano da tutto il mondo per ammirare il patrimonio qui custodito, il cui valore è inestimabile». Seguire le procedure, incrociare le guardie svizzere, superare i posti di blocco significa entrare in un altro mondo. Inutile dire quanto la sorveglianza sia capillare.
In meno di un chilometro quadrato, ci sono obiettivi sensibili da sorvegliare e proteggere ogni giorno. «Rimanere in Vaticano – proseguono – per un periodo abbastanza lungo è un privilegio. Conoscendone le particolarità dall’interno, lo abbiamo apprezzato di più, valutandone ogni aspetto e lasciandoci stregare dal fascino di luoghi unici».
Per i volontari di Palazzi era la prima volta. Alle competenze personali acquisite con i corsi, tra cui l’inglese, hanno sommato il buonsenso e i consigli che la coordinatrice nazionale della Misericordia Rossella Errede ha dato loro non appena sono arrivati in San Pietro. «Siamo tornati a casa – hanno raccontato al governatore Massimo Bianchi – arricchiti dal lato organizzativo e professionale».
Michele Falorni
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