Gioco
Investita sulle strisce Donna muore sul colpo
di Alfredo Faetti
La vittima, Ines Venanzoni, stava tornando a casa quando è stata travolta Il conducente è un pensionato di Castiglioncello: «Non l’ho vista, andavo piano»
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VADA. Gli sguardi dai marciapiedi sono smarriti in attesa di una conferma che non arriva. Il nome però è già nell’aria e qualcuno inizia a piangere. Tra questi c’è Barbara, figlia di un’amica, che l’aveva incontrata poco prima. «Le ho chiesto come stava e lei mi ha risposto “tiriamo avanti: la morte ha da trovarmi viva”, quasi se lo sentisse». In realtà l’espressione racconta una voglia di vivere che Ines Venanzoni ha tenuto ben stretta fino all’ultimo momento, balenato all’improvviso ieri mattina poco dopo le 11, quando un’auto l’ha travolta mentre attraversava la strada.
Le auto della polizia municipale bloccano un tratto di almeno cento metri della via Aurelia, nel cuore di Vada, all’incrocio con via Gobetti. È lì che si è consumata la tragedia. Venanzoni, 85 anni, non abita lontano. Stava tornando a casa quando una Ford l’ha investita sulle strisce pedonali o comunque poco distante: questo è un elemento d’indagine che dovranno sciogliere i rilievi fatti dai vigili arrivati sul posto. Fatto sta che l’impatto è stato abbastanza violento da farle fare un volo di qualche metro. Tra la piccola folla che si è riunita sui marciapiedi nessuna ha visto nulla, ma la posizione del lenzuolo bianco sull’asfalto e quella dell’auto ferma poco più avanti raccontano piuttosto bene la dinamica dell’incidente. Carlo Riccucci è vicino alla sua macchina e battendosi i pugni sulle gambe ripete di non averla vista. «Ero quasi fermo, non l’ho vista», continua a dire, forse più a se stesso che non al vigile che lo sta a sentire. Pensionato, residente a Castiglioncello, è lui il conducente che ha investito l’anziana. Suo fratello prova inutilmente a consolarlo mentre sta con la testa china sulla ringhiera di uno dei condomini che circondano la strada. In macchina ha un cane, che verrà a prendere sua moglie poco dopo.
Sono loro, Ines e Carlo, i protagonisti di questo dramma di cui non ci sono praticamente testimoni: le uniche ricostruzioni raccolte dalla municipale partono dal rumore di una frenata, da un colpo secco, da una manciata di secondi dopo l’incidente. A chiamare i soccorsi sono stati proprio alcuni residenti che si sono affacciati per capire l’origine di quegli strani rumori: hanno visto la donna a terra, l’auto ferma in mezzo alla strada e senza esitare hanno telefonato al 118. I sanitari, arrivati sulla via Aurelia, non hanno potuto far altro che constatare il decesso della donna, passando la palla ai vigili urbani.
«Dicono che sia Ines, la moglie dell’Orlandini, ma non ci danno conferma», dicono tra di loro delle signore accorse sulla strada. Il telo bianco steso sul cadavere nasconde l’identità della vittima, ma la conferma non tarda ad arrivare. Chi imbocca via Aurelia da via Gobetti sbircia e chiede cosa sia accaduto, mentre un nonno fa chiudere gli occhi al nipotino e lo fa attraversare prendendolo per mano. Ora tutti attendono Marcello, l’unico dei tre figli della donna che ancora viva a Vada, mentre le amiche più strette non riescono a trattenere le lacrime. La municipale, invece, aspetta il magistrato per poter rimuovere il cadavere dall’asfalto. «Questa strada è una trappola», dicono alcuni residenti. Marcello Orlandini arriva intorno alle 12.30, sommerso dagli abbracci e subito preso dai vigili per compilare i verbali. Riccucci intanto è tornato a sedersi nella sua auto. Per almeno un’ora, i due non si rivolgono neanche uno sguardo, travolti, ognuno per proprio conto, dalla stessa tragedia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le auto della polizia municipale bloccano un tratto di almeno cento metri della via Aurelia, nel cuore di Vada, all’incrocio con via Gobetti. È lì che si è consumata la tragedia. Venanzoni, 85 anni, non abita lontano. Stava tornando a casa quando una Ford l’ha investita sulle strisce pedonali o comunque poco distante: questo è un elemento d’indagine che dovranno sciogliere i rilievi fatti dai vigili arrivati sul posto. Fatto sta che l’impatto è stato abbastanza violento da farle fare un volo di qualche metro. Tra la piccola folla che si è riunita sui marciapiedi nessuna ha visto nulla, ma la posizione del lenzuolo bianco sull’asfalto e quella dell’auto ferma poco più avanti raccontano piuttosto bene la dinamica dell’incidente. Carlo Riccucci è vicino alla sua macchina e battendosi i pugni sulle gambe ripete di non averla vista. «Ero quasi fermo, non l’ho vista», continua a dire, forse più a se stesso che non al vigile che lo sta a sentire. Pensionato, residente a Castiglioncello, è lui il conducente che ha investito l’anziana. Suo fratello prova inutilmente a consolarlo mentre sta con la testa china sulla ringhiera di uno dei condomini che circondano la strada. In macchina ha un cane, che verrà a prendere sua moglie poco dopo.
Sono loro, Ines e Carlo, i protagonisti di questo dramma di cui non ci sono praticamente testimoni: le uniche ricostruzioni raccolte dalla municipale partono dal rumore di una frenata, da un colpo secco, da una manciata di secondi dopo l’incidente. A chiamare i soccorsi sono stati proprio alcuni residenti che si sono affacciati per capire l’origine di quegli strani rumori: hanno visto la donna a terra, l’auto ferma in mezzo alla strada e senza esitare hanno telefonato al 118. I sanitari, arrivati sulla via Aurelia, non hanno potuto far altro che constatare il decesso della donna, passando la palla ai vigili urbani.
«Dicono che sia Ines, la moglie dell’Orlandini, ma non ci danno conferma», dicono tra di loro delle signore accorse sulla strada. Il telo bianco steso sul cadavere nasconde l’identità della vittima, ma la conferma non tarda ad arrivare. Chi imbocca via Aurelia da via Gobetti sbircia e chiede cosa sia accaduto, mentre un nonno fa chiudere gli occhi al nipotino e lo fa attraversare prendendolo per mano. Ora tutti attendono Marcello, l’unico dei tre figli della donna che ancora viva a Vada, mentre le amiche più strette non riescono a trattenere le lacrime. La municipale, invece, aspetta il magistrato per poter rimuovere il cadavere dall’asfalto. «Questa strada è una trappola», dicono alcuni residenti. Marcello Orlandini arriva intorno alle 12.30, sommerso dagli abbracci e subito preso dai vigili per compilare i verbali. Riccucci intanto è tornato a sedersi nella sua auto. Per almeno un’ora, i due non si rivolgono neanche uno sguardo, travolti, ognuno per proprio conto, dalla stessa tragedia.
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