Il Tirreno

«L’arbitro spesso è visto come un nemico»

«L’arbitro spesso è visto come un nemico»

L’ex direttore di Serie A Luigi Morante sulla bagarre alla partita di basket giovanile a San Vincenzo

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SAN VINCENZO . «L’arbitro è parte del gioco e non un intruso nemico di giocatori e allenatori. È il garante della regola, senza il quale il gioco non potrebbe svolgersi. È un essere umano che può sbagliare così come qualsiasi giocatore o allenatore. Vive la gara in solitudine, senza poter essere sostituito o chiamare un time out». Questi, in sintesi, i messaggi che invia al mondo cestistico, genitori in primis, il sanvincenzino Luigi Morante, 47 anni, ex arbitro di serie A e presidente della commissione toscana del Comitato italiano arbitri. Una riflessione che giunge a seguito dei fatti accaduti il 6 gennaio, proprio a San Vincenzo, per mano dei sostenitori della squadra ospite (l’Arcidosso Basket) in una gara del campionato regionale under 15: offese all’arbitro diciassettenne e ai giovani cestisti di casa e, sulla sirena finale che ha decretato la vittoria dei padroni di casa, un bidone della spazzatura lanciato in campo da un genitore ospite, col direttore di gara costretto a lasciare il palazzetto, scortato, dall’uscita posteriore.

Morante non può esprimersi sul fatto in sé, che il giudice sportivo sta esaminando, ma parla del ruolo dell’arbitro, della sua formazione e della sua condizione in campo. «Non la ritengo una situazione allarmante – spiega –, ma è indubbio che, rispetto al passato, si stiano verificando più casi, nel basket giovanile, in cui gli arbitri sono vittime di aggressioni verbali specie dagli spalti. C’è scarsa conoscenza delle regole e un errato concetto culturale dell’arbitro, visto come nemico anziché come parte fondante del gioco, mediante cui il gioco stesso può aver luogo. È il garante della regola e non un giustiziere o un pessimo ex giocatore in cerca di rivalsa col fischietto al collo, come alcuni dicono. Può sbagliare come qualsiasi giocatore o allenatore, ma mai in malafede come crede stupidamente qualcuno, e non può usufruire di sostituzioni, time out o supporti. È solo, in realtà».

I ragazzi di 12, 13, 14 anni o poco più fanno gli arbitri per passione, lo stesso Morante ha iniziato a 14 anni: il compenso economico per una partita delle giovanili varia dai 15 ai 21 euro, più eventuale rimborso del viaggio. «È attivo da anni – dice – il progetto federale “Io gioco con il fischio”, in cui formiamo, con l’ausilio di psicologi e genitori, i giovanissimi tutti provenienti dal basket giocato. In Toscana ci sono circa 140 miniarbitri che seguiamo e con cui ci riuniamo una o due volte al mese. Chi deciderà di proseguire parteciperà al progetto federale “Cresciamo insieme”, che prevede il graduale inserimento nel mondo arbitrale, per così dire, adulto». Che prosegue: «In un adolescente la tenuta psicologica può esser messa in seria difficoltà da cattivi comportamenti: è necessaria la collaborazione di tutti affinché un giovane sia messo in condizione di compiere il minor numero possibile di errori. Devo dire che da società e allenatori stiamo avendo un’ottima collaborazione. A questi ragazzi dobbiamo tutti dire grazie».

La situazione è da non minimizzare. Seguendo i consigli di Morante, invitiamo voi lettori a frequentare qualche gara di basket giovanile per constatare come l’offesa e la minaccia di aggressione fisica da parte del pubblico, qualsiasi età abbia l’arbitro (o il giocatore), siano fenomeni abbastanza comuni. Senza parlare di ciò che potrete sentir gridare se l’arbitro è una ragazza. «L’età media degli arbitri si è abbassata e ormai nei campionati giovanili chi fischia è coetaneo di chi gioca – conclude –: chi li offende, è come se offendesse un figlio».

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