Attenzione
Disguido sull’oculista e aspetta cinque ore
La disavventura di un’anziana che attende al Pronto Soccorso per essere visitata ma il dottore non c’è
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CECINA. Una comunicazione sbagliata, oppure un’incomprensione, è all’origine di un disguido capitato a un’anziana cecinese che il 31 dicembre si è fatta portare dal 118 al Pronto Soccorso per essere visitata a un occhio che le stava facendo molto male. Peccato però che l’oculista non era presente. Anzi, per la precisione, l’oculista non è mai di turno al Pronto Soccorso, salvo casi veramente urgenti. «Nessuno però me lo ha detto, se non dopo cinque ore», spiega l’interessata, Clara Fiorini.
Un disguido che racconta, a suo modo, come il presidio cittadino sia stato preso d’assalto negli ultimi giorni visto il proliferare di sintomi influenzali, rendendo frenetico il compito degli addetti ai lavori. Qualcosa infatti è andato storto dal punto di vista della comunicazione, stando alla ricostruzione della Fioretti, 80 anni a breve, vedente da un solo occhio. «Sabato sera mi faceva molto male e domenica mattina ho chiamato l’ospedale per chiedere se c’era l’oculista e mi hanno detto di sì - racconta l’anziana - Così ho chiamato il 118, visto che sono sola e mio figlio era a casa con la febbre, e mi sono fatta portare al Pronto Soccorso».
Già qui però qualcosa non torna, perché l’oculista non sta in servizio al Pronto Soccorso: per poter godere della sua preparazione, occorre fare una visita. Quindi, c’è stato un disguido sulla comunicazione. «Può capitare, ma allora perché mi hanno fatto attendere cinque ore?», riprende la donna. Infatti, il suo racconto riprende dall’arrivo al Pronto Soccorso, dove gli infermieri hanno preso i suoi dati e la fanno accomodare nella sala d’aspetto, che in quel momento è gremita. «Io ogni tanto chiedevo quando era il mio turno, ma mi ripetevano di aspettare - conclude Fiorini - Poi, alla fine, mi hanno detto che l’oculista non c’era. Allora me ne sono tornata a casa».
L’attività frenetica dei sanitari per far fronte al gran numero di presenti e il caos attorno alla signora può quindi aver giocato un brutto scherzo all’anziana. E visto che il numero di accessi resta notevole in questi giorni, il consiglio rimane quello di usufruire nel modo più corretto possibile i servizi sanitari, soprattutto on un momento come questo in cui il lavoro da fare è molto. (al.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Un disguido che racconta, a suo modo, come il presidio cittadino sia stato preso d’assalto negli ultimi giorni visto il proliferare di sintomi influenzali, rendendo frenetico il compito degli addetti ai lavori. Qualcosa infatti è andato storto dal punto di vista della comunicazione, stando alla ricostruzione della Fioretti, 80 anni a breve, vedente da un solo occhio. «Sabato sera mi faceva molto male e domenica mattina ho chiamato l’ospedale per chiedere se c’era l’oculista e mi hanno detto di sì - racconta l’anziana - Così ho chiamato il 118, visto che sono sola e mio figlio era a casa con la febbre, e mi sono fatta portare al Pronto Soccorso».
Già qui però qualcosa non torna, perché l’oculista non sta in servizio al Pronto Soccorso: per poter godere della sua preparazione, occorre fare una visita. Quindi, c’è stato un disguido sulla comunicazione. «Può capitare, ma allora perché mi hanno fatto attendere cinque ore?», riprende la donna. Infatti, il suo racconto riprende dall’arrivo al Pronto Soccorso, dove gli infermieri hanno preso i suoi dati e la fanno accomodare nella sala d’aspetto, che in quel momento è gremita. «Io ogni tanto chiedevo quando era il mio turno, ma mi ripetevano di aspettare - conclude Fiorini - Poi, alla fine, mi hanno detto che l’oculista non c’era. Allora me ne sono tornata a casa».
L’attività frenetica dei sanitari per far fronte al gran numero di presenti e il caos attorno alla signora può quindi aver giocato un brutto scherzo all’anziana. E visto che il numero di accessi resta notevole in questi giorni, il consiglio rimane quello di usufruire nel modo più corretto possibile i servizi sanitari, soprattutto on un momento come questo in cui il lavoro da fare è molto. (al.f.)
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