Il dolore
Oro rubato: 5 arresti Fuso e poi rivenduto
Il legame tra ladri e orefici ricettatori passa anche da Cecina
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CECINA. Arresti domiciliari per gli orefici e il carcere per due ladri, anche se la misura cautelare è stata eseguita per uno dei due, mentre l’altro già da tempo si è reso irreperibile. Considerato che l’avviso di chiusura delle indagini della complessa operazione “Golden Daytona” era stato notificato a tutti gli indagati all’inizio del mese il processo non dovrebbe andare alle calende greche.
Ma ieri, dopo oltre un anno l’inchiesta, seguita dal pm Paola Rizzo, è arrivata alla sua conclusione. Sei i provvedimenti di custodia cautelare hanno colpito quattro italiani gioiellieri e orafi e due giovani di nazionalità slava, tutti indagati per i reati di ricettazione e riciclaggio di oro e preziosi, provento di furti in abitazione e rapine in ville. I provvedimenti cautelari, emessi dal Tribunale Distrettuale del Riesame di Firenze, giungono al termine di un lungo giudicato e dopo che Procura di Pisa (le indagini sono state svolte dai carabinieri della compagnia di Pontedera) e Tribunale non sempre sono stati sulla stessa lunghezza d’onda.
Nel dicembre 2016 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pisa, infatti, aveva respinto la richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura della Repubblica e i sei vennero indagati in stato di libertà, tant’è che gli orefici hanno continuato a lavorare. Il Tribunale Distrettuale del Riesame di Firenze, nel luglio scorso, accogliendo il ricorso della Procura pisana, aveva emesso ordinanze di custodia cautelare a carico degli indagati, con la successiva esecuzione subordinata al giudizio della Corte di Cassazione che il 19 dicembre ha respinto il ricorso degli indagati e dato così efficacia al giudizio cautelare. Disposti ed eseguiti quattro arresti domiciliari per due orafi e due gioiellieri, e custodia cautelare in carcere per uno dei due slavi (l’altro è latitante) appartenenti a una famiglia domiciliata tra Coltano di Pisa e Pontedera e che ha come punto di riferimento la villa del Podere Cincinnato, a Gello di Pontedera.
L’indagine ha messo in luce, come ha spiegato il procuratore di Pisa Alessandro Crini, l’esistenza di una vera e propria filiera tra chi commetteva i furti e chi si occupava della ricettazione dei preziosi rubati. Un meccanismo piuttosto consolidato: lo dimostrano oltre a lunghe indagini – all’incontro con il procuratore era presente il maggiore dei carabinieri, Michele Cataneo, comandante della compagnia dell’Arma a Pontedera – anche i cospicui sequestri e i numerosi riconoscimenti degli oggetti sequestrati e che appartenevano a cittadini di più province, Pisa, Livorno, Lucca, Pistoia e Firenze. Chi rubava sapeva che poteva contare sull’orafo di fiducia smontare le pietre preziose e fondere l’oro. E così la refurtiva, secondo gli inquirenti, finiva in alcuni laboratori orafi, in particolare quello di Pontedera e quello di Cecina, i cui titolari successivamente cedevano, sempre secondo le accuse, i monili a due fratelli gioiellieri di Lucca per la rivendita nel circuito legale. Parte dell’oro è stato fuso in lingotti. Difficile a quel punto tracciarlo e dimostrarne la provenienza. Sono stati sequestrati monili d’oro per sei chili, anche alcuni lingotti, scoperti 78 tra furti e rapine commessi in Toscana, in gran parte tra le province di Pisa, Firenze, Lucca e Livorno. Secondo i carabinieri non mancano sporadici episodi commessi in altre aree del territorio nazionale, oltre 500 è la stima dei delitti predatori consumati.
Sabrina Chiellini
Ma ieri, dopo oltre un anno l’inchiesta, seguita dal pm Paola Rizzo, è arrivata alla sua conclusione. Sei i provvedimenti di custodia cautelare hanno colpito quattro italiani gioiellieri e orafi e due giovani di nazionalità slava, tutti indagati per i reati di ricettazione e riciclaggio di oro e preziosi, provento di furti in abitazione e rapine in ville. I provvedimenti cautelari, emessi dal Tribunale Distrettuale del Riesame di Firenze, giungono al termine di un lungo giudicato e dopo che Procura di Pisa (le indagini sono state svolte dai carabinieri della compagnia di Pontedera) e Tribunale non sempre sono stati sulla stessa lunghezza d’onda.
Nel dicembre 2016 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pisa, infatti, aveva respinto la richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura della Repubblica e i sei vennero indagati in stato di libertà, tant’è che gli orefici hanno continuato a lavorare. Il Tribunale Distrettuale del Riesame di Firenze, nel luglio scorso, accogliendo il ricorso della Procura pisana, aveva emesso ordinanze di custodia cautelare a carico degli indagati, con la successiva esecuzione subordinata al giudizio della Corte di Cassazione che il 19 dicembre ha respinto il ricorso degli indagati e dato così efficacia al giudizio cautelare. Disposti ed eseguiti quattro arresti domiciliari per due orafi e due gioiellieri, e custodia cautelare in carcere per uno dei due slavi (l’altro è latitante) appartenenti a una famiglia domiciliata tra Coltano di Pisa e Pontedera e che ha come punto di riferimento la villa del Podere Cincinnato, a Gello di Pontedera.
L’indagine ha messo in luce, come ha spiegato il procuratore di Pisa Alessandro Crini, l’esistenza di una vera e propria filiera tra chi commetteva i furti e chi si occupava della ricettazione dei preziosi rubati. Un meccanismo piuttosto consolidato: lo dimostrano oltre a lunghe indagini – all’incontro con il procuratore era presente il maggiore dei carabinieri, Michele Cataneo, comandante della compagnia dell’Arma a Pontedera – anche i cospicui sequestri e i numerosi riconoscimenti degli oggetti sequestrati e che appartenevano a cittadini di più province, Pisa, Livorno, Lucca, Pistoia e Firenze. Chi rubava sapeva che poteva contare sull’orafo di fiducia smontare le pietre preziose e fondere l’oro. E così la refurtiva, secondo gli inquirenti, finiva in alcuni laboratori orafi, in particolare quello di Pontedera e quello di Cecina, i cui titolari successivamente cedevano, sempre secondo le accuse, i monili a due fratelli gioiellieri di Lucca per la rivendita nel circuito legale. Parte dell’oro è stato fuso in lingotti. Difficile a quel punto tracciarlo e dimostrarne la provenienza. Sono stati sequestrati monili d’oro per sei chili, anche alcuni lingotti, scoperti 78 tra furti e rapine commessi in Toscana, in gran parte tra le province di Pisa, Firenze, Lucca e Livorno. Secondo i carabinieri non mancano sporadici episodi commessi in altre aree del territorio nazionale, oltre 500 è la stima dei delitti predatori consumati.
Sabrina Chiellini
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