Il Tirreno

Il saluto

L’ultima barba di Gennaro “figaro” vintage

di Fabrizio Cavallini
L’ultima barba di Gennaro “figaro” vintage

Chiude dopo 55 anni di ininterrotta attività  il mitico Garofalo: è arrivato il giorno dei saluti

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CECINA. L’aveva in animo da tempo, ma era una scelta difficile e finiva puntualmente per rimandarla. Quell’attività al numero 33 di viale della Repubblica aveva infatti assorbito gran parte della sua vita. Per 55 anni. Stavolta però la decisione è presa e Gennaro Garofalo, classe 1938, non tornerà sui suoi passi. Dopo una lunghissima e onorata carriera il suo salone di parrucchiere, ritrovo accogliente per amici vecchi e nuovi nato come barberia, a fine giornata chiuderà i battenti. Stamani, all’ultima apertura, il Figaro arrivato nel 1962 dalla Campania lo vedremo come lo abbiamo sempre visto. Veste azzurra, impeccabile. Forbici in mano e pettine nel taschino. Con l’immancabile sorriso col quale, entrando, i clienti sono solitamente accolti nel locale.

Quel fondo Garofalo lo rilevò da Wanda Camerini quando trasferì il suo negozio di alimentari proprio di fronte, al di là del viale. Assieme alla macelleria, il bar, il tabaccaio e qualche altro vicino esercizio la barberia costituiva un piccolo centro commerciale volto a soddisfare le esigenze di una comunità nata e cresciuta a metà tra centro e mare, popolatasi all’ombra dello zuccherificio e dei (al tempo) giovani pini che orlavano il lungo rettifilo. I decenni trascorsi trovano i loro testimoni nelle poltrone, negli attrezzi del mestiere perfettamente allineati sul mobiletto, tutto sotto l’egida dello stemma del Napoli, appeso alla parete. Le foto, qua e là, dal seppia al bianco e nero, dai colori sbiaditi a quelli ancora brillanti, raccontano lo scorrere del tempo, le passioni, gli affetti del nostro barbiere.

Ora Gennaro si regala e ci regala una carrellata di ricordi. I bambini seduti sul seggiolone a forma di cavallino, simpatico espediente per distrarli con quella sorta di giocattolo e tenerli allegri e rilassati mentre si tagliavano loro i capelli. Il debutto in società del giovane con la prima barba fatta a rasoio e pennello. La schiuma coi peluzzi che dal viso veniva di volta in volta depositata su schedine della Sisal. Il contropelo. L’irrorazione a pompetta, a rasatura ultimata, con la soluzione alcolica che diffondeva nell’aria una piacevole fragranza lasciando la pelle levigata come una scultura di Constantin Brancusi. Eppoi gli immancabili commenti, le battute con i clienti su calcio e politica, sulla vita di tutti i giorni. Il profumato calendarietto, con tanto di cordoncino e nappina, racchiuso in busta trasparente che veniva regalato per Natale e arricchito da immagini di avvenenti ragazze in bikini. Il sentir dire, nell’alzarsi a lavoro ultimato dalla poltrona, “il signore è servito… ragazzo, spazzola”; con il garzone di bottega lesto a togliere i capelli rimasti addosso e sorridere salutando e ringraziando dopo l’immancabile piccola mancia.

Tuffi nel passato. Oggi Gennaro Garofalo, seppure a malincuore, lascia l’attività, il mestiere. Regalerà più tempo alla moglie Fiorella Bibbiani, ai figli Lorenzo e Sabrina, ai nipoti Dabia e Niccolò. Saluta tutti, Gennaro. Amici e affezionati clienti. Con un pizzico di comprensibile commozione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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