Il Tirreno

Dopolavoro, ancora nel mirino dei ladri

di Michele Falorni
Dopolavoro, ancora nel mirino dei ladri

Dall’inizio dell’anno sale a 15 il numero delle incursioni all’interno delle strutture sportive con danni per 2.000 euro

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CECINA . Al Dopolavoro ferroviario hanno perso il conto: soltanto nel 2017, i furti sono stati quindici. Al pari delle denunce presentate ai carabinieri. Il presidente del Dlf Pietro Candela e il gestore dell’impianto, Moreno Grilli, sono esasperati. In dodici mesi sono sparite quattro biciclette, cioccolate, macchina del caffè e bibite, oltre a scarpe e tute firmate. Da non credere. Senza considerare le porte e i vetri rotti. Danni costosi, per circa 2.000 euro, che i titolari degli storici campi da tennis devono sostenere ricominciando ogni volta da capo.

Un passo indietro. Il complesso intitolato a Enrico Sandri è storico. Generazioni di giocatori hanno imparato o perfezionato dritti e rovesci in viale fratelli Rosselli, scoprendo la migliore terra rossa della città. Il problema è come, nel corso del tempo, la zona sia divenuta bersaglio sistematico dei malviventi. La tecnica è sempre la stessa, perché approfittando del buio una o più persone scavalcano la rete lato sottopassaggio oppure i cespugli vicini ai binari e agiscono indisturbati, razziando e rompendo e, in qualche caso, giocando a calcetto a notte fonda sul sintetico montato anni fa accanto al parcheggio sterrato. Una volta entrati è tutto facile. Dal vialetto raggiungere gli spogliatoi è un attimo.

Con un sasso, hanno spaccato il vetro e forzato la serratura della porta del magazzino, infilando in un sacco scarpe e materiale tecnico. Poi, nel tempo, hanno rubato pure quattro biciclette. L’ultima visita è avvenuta la notte di Natale, quando sui campi non c’è nessuno. Nelle stanze c’erano alcune giacche e subito sono state prese. Senza dimenticare la zona del bar, dove nel corso dei mesi è sparita tanta merce, con i gestori costretti ogni volta a calcolare danni e costi. E a ricominciare da capo.

Nelle brutte intenzioni dei malviventi non c’è soltanto lo stadio comunale, visitato cinque volte in quindici giorni, ma pure il Dlf. Ogni volta Pietro Candela si sfoga: «Non ne possiamo più». E così Moreno Grilli trovandosi di fronte al fatto compiuto. Ai due non rimane altro che quantificare i danni e presentare denuncia all’Arma, dopo avere esposto ai militari come la banda si presuppone sia entrata al Dlf. Dove, tra tornei di calcetto e tennis, sia sulla terra rossa che sulla superficie sintetica, giocano decine di ragazzi e adulti.

A sgomentare il presidente del sodalizio e il gestore è la ripetitività delle visite, divenuta costante e pericolosa. Sembra che i malintenzionati non si curino più nemmeno di essere visti. Agiscono così, con disinvoltura, quasi fosse normale che durante la settimana si possano compiere furti in sequenza.

Serve una soluzione: non è giusto che a pagare sia chi lavora ogni giorno per guadagnarsi lo stipendio e sia spesso costretto a scontarsi con spiacevoli imprevisti.

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